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Rivoluzione e nuovo contratto sociale a Cuba?

Cubadebate (italiano) - Lun, 18/01/2021 - 22:42

ordenamiento-monetario-cuba-portada-940-580x321Tra varie volte sommando e sottraendo, moltiplicando e dividendo, conti e più conti che vanno e vengono, che sono aggiustati e riadattati, che vanno su o giù – ci ricordiamo di quel ritornello: “Ho una pallina che va su e giù …” – potremmo ovviare, dopo aver varcato la linea compromettente del Giorno Zero, che, come insegna Il Piccolo Principe, non di rado l’essenziale è invisibile agli occhi.

Ha tutta la logica del mondo che ogni cittadino, ogni famiglia e istituzione nazionale – o internazionale con interessi o relazioni nel paese – soffra in questo momento di una sindrome di adattamento – come il padre che porta il bambino all’asilo il primo giorno – , per l’incapacità o l’ossessione di andare d’accordo con il suo “sistema contabile” e per quest’altra nuova e stressante normalità imposta dalle riforme monetarie, valutarie e salariali.

È anche assolutamente ragionevole che, man mano che questi conti si chiariscono nelle ore e nei giorni dello scontro tra nuove entrate e prezzi di prodotti e servizi, diverse correnti di opinione si intersecano e si innescano, in buona misura dettate da quella percezione collettiva del buon senso – non sempre il più comune dei sensi – e dal luogo in cui il processo ci ricolloca nella piramide sociale.

In una trasformazione strutturale della profondità e delle ramificazioni che viviamo adesso, dell’influenza che eserciterà sull’esistenza di ogni individuo, comunità umana o istituzione, era prevedibile che i suoi architetti non potessero prevedere come avrebbe funzionato ciascuna variabile se inserita nell’ostinata realtà, dove la migliore opzione a favore del suo successo è il carattere flessibile di qualsiasi decisione.

Il tutto è rivedibile, e inoltre riparabile, e questo è un principio della strumentazione del cosiddetto “Compito di Ordinamento” , chiaro fin da quando questa follia di calcoli quotidiani non si era ancora scatenata, e che delude chi pretende presentare le numerose rettifiche come risultato delle pressioni sociali o dell’esaurimento del consenso politico, come conseguenza dell’allontanamento tra il popolo e la leadership rivoluzionaria.

Le sciocchezze, la sproporzione e l’insensibilità che apparivano erano all’interno dei calcoli, in uno scenario in cui numerose decisioni sono decentrate, compresa quella di un’ampia fascia di prezzi, in un paese privo di quella cultura e di livelli orizzontali di responsabilità e dove, purtroppo, i prezzi sono stati la copertura di tante assenze, inefficienze e insufficienze, alle quali il Compito di Ordinamento ha strappato le maschere completamente.

Il prezzo di un parco giochi, una sala da pranzo di una comunità di lavoratori o anziani, il gelato di Coppelia de L’Avana o il pane della tessera annonaria non erano ancora apparsi, e la peggior nuvola all’orizzonte dei cambiamenti era che stava aumentando vertiginosamente l’inflazione, o che gli speculatori “sarebbero impazziti”, fatto che fin dall’inizio si sapeva che poteva accadere, sia nel settore statale che in quello privato.

Quella lampadina politica rossa di prima della ripresa iniziale questo 1º Gennaio, oltre ad altre meticolose previsioni volte a tutelare le fasce più vulnerabili – e che vanno seguite con zelo e tenacia andando avanti, dall’isolato, attraverso i media, fino alle massime magistrature -, era la prova che non saremmo stati testimoni a Cuba di una versione tropicalizzata del “socialismo neoliberista”, una teoria che cerca di intrufolarsi nelle viscere dei social network e nell’ecosistema dei media controrivoluzionari.

Se tutto quanto sopra è vero, è anche vero che c’è un conto da cui nessuno può liberarci, e che è il più ingombrante, nevralgico e invitante di tutti: Cuba sta assistendo alla seconda riconfigurazione, e sicuramente la più drammatica, del contratto sociale della Rivoluzione nel periodo socialista.

Se con la prima Costituzione dopo il 1959, quella del 1976, l’ordine borghese nel paese fu smantellato per iniziare il cammino di costruzione di una società socialista, che rivendicasse e temprasse le aspirazioni di una patria in libertà e con giustizia sociale, con tutti e per il bene di tutti, come postulato da José Martí, con quella del 24 febbraio 2019, si vuole superare il modello di socialismo del XX secolo che, sebbene corrosivo e carente come dimostra il suo crollo nell’URSS e nell’Europa orientale, è stato funzionale per Cuba per un lungo periodo.

Avendo compreso la lezione che tra gli errori più gravi dell’idealismo – riconosciuto da Fidel – c’era la convinzione che qualcuno sapesse come fosse costruito il socialismo, il modello cubano oggi cerca di aprire le proprie strade, sotto la premessa marxista e latinoamericana di José Carlos Mariátegui, di che questa deve essere una creazione eroica. Ma, soprattutto, non la creazione di una qualsiasi élite illuminata, ma quella di un popolo impegnato in un destino per il quale ha combattuto per secoli.

Pertanto, si deve evitare che mentre tenti di aggiustare la tortuosità del sentiero, accada come al personaggio di Juan in una favola: “Non c’è dubbio, non c’è dubbio, Juan è stato ucciso dalla strada, sì, la strada l’ha ucciso, lo affermo e lo riaffermo …”.

Come ammonisce tanto Graziella Pogolotti, la più importante contesa di contemporaneità avviene tra tecnocrazia e umanismo.

Questa è anche la tremenda battaglia cubana: trasferire con successo il suo modello di socialismo nel tempestoso XXI secolo, con l’essere umano come centro di tutte le decisioni e come vero protagonista. Uomo libero da ogni alienazione, come ha affermato Che Guevara in El Socialismo y el hombre en Cuba.

La rivoluzione cubana è stata sfidata a prendere misure tecniche adeguate e sagge, che sono allo stesso tempo perfettamente connesse con la sua vocazione umanista. In quell’equazione, sommando, sottraendo, dividendo o moltiplicando, ci dovrebbero sempre tornare i conti, perfettamente.

di Ricardo Ronquillo

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

Categorie: News

Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni unilaterali contro Cuba

Cubadebate (italiano) - Ven, 15/01/2021 - 21:18

cuba-minintA pochi giorni dalla fine dell’amministrazione del presidente Donald Trump, gli Stati Uniti hanno annunciato oggi le sanzioni contro il Ministero dell’Interno (Minint) di Cuba, una delle misure unilaterali adottate recentemente contro l’isola.

Senza presentare nessuna prova, il pretesto per questa azione è la presunta responsabilità del ministro di quel portafoglio, il generale Lázaro Álvarez Casas, in presunte violazioni dei diritti umani, una giustificazione che il governo degli Stati Uniti usa ripetutamente contro i paesi che non si arrendono alla loro direzione.

Secondo una dichiarazione ufficiale del Segretario di Stato, Mike Pompeo, la misura è adottata, in conformità con l’Ordine Esecutivo 13818, che implementa l’Accountability International Human Rights, una delle leggi che Washington usa per immischiarsi negli affari interni di altri paesi.

Il testo ribadisce accuse simili a quelle delineate negli ultimi anni, e indica che il Minint è designato per essere responsabile, complice o partecipare direttamente o indirettamente di presunti abusi contro i diritti umani.

Tra le altre giustificazioni per aver sanzionato il Minint, la dichiarazione di Pompeo indica che il governo cubano sta tenendo in prigione almeno 100 prigionieri che, secondo quell’agenzia federale, sono in carcere per motivi politici.

Tuttavia, in più occasioni le autorità della nazione caraibica hanno rifiutato questa categoria, poiché in realtà si tratta di individui che hanno violato le leggi cubane con azioni criminali di vario genere.

Infine, il Segretario di Stato invita altri governi e organizzazioni internazionali a conformarsi alle richieste di Washington e ad unirsi a queste sanzioni unilaterali, oltre a quelle che la Casa Bianca ha mantenuto contro Cuba da quasi 60 anni.

Il provvedimento ingiustificato e unilaterale contro il Minint si aggiunge all’annuncio che Pompeo ha fatto questa settimana sulla nuova inclusione dell’isola nella lista delle nazioni che secondo Washington sponsorizzano il terrorismo, disposizione che gli esperti definiscono unilaterale, spuria e politicamente incorretta.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito la decisione uno degli “ultimi colpi di un’amministrazione fallita e corrotta compromessa con la mafia cubana-miamese”.

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

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Chi sono i veri terroristi?

Cubadebate (italiano) - Gio, 14/01/2021 - 20:37

Cuba-bandera-lluvia-580x377L’amministrazione Trump ha rimesso Cuba nella falsa e manipolata lista degli “stati sponsor del terrorismo”, un passo insolito pieno di cinismo.

Nonostante gli restino solo 6 giorni alla Casa Bianca, il magnate di New York non ha rinunciato alla sua ossessione anti-cubana, incoraggiato dal suo Segretario di Stato, Mike Pompeo (l’ex capo della CIA), e dalle forze anti-cubane al Congresso.
Sebbene non abbia mosso un dito per affrontare con decisione la violenta epidemia della COVID-19 che stanno vivendo gli Stati Uniti – con picchi di oltre 300mila infettati e oltre 4mila morti in un giorno – Trump ha avuto il tempo di approvare diverse misure punitive contro Cuba nei soli 12 giorni trascorsi dall’inizio del gennaio del 2021.

Dal giugno del 2017, quando ha firmato la nuova Direttiva presidenziale per i rapporti con Cuba in un atto politico a Miami, Trump ha intrapreso azioni drastiche per limitare il più possibile i viaggi e le rimesse dagli Stati Uniti a Cuba, per impedire l’arrivo di carburante nell’arcipelago caraibico, silurare gli investimenti esteri e perseguire le transazioni finanziarie cubane.

Più di 120 misure sono state adottate contro Cuba tra il 2019 e il 2020 (al ritmo di una per settimana), con l’obiettivo di inasprire ulteriormente il bloqueo economico, commerciale e finanziario criminale, che causa gravi disagi alla popolazione che vive a Cuba.
Nell’annunciare il reinserimento di Cuba nella Lista Nera unilaterale (da cui il presidente Barack Obama l’aveva ritirata nel 2015 in un chiaro atto di realismo politico), il segretario di Stato Pompeo ha dichiarato con sicurezza: “Con questo provvedimento, ritorniamo a responsabilizzare il Governo di Cuba e invieremo un messaggio chiaro: il regime di Castro deve porre fine al suo sostegno al terrorismo internazionale e alla sovversione della giustizia statunitense”.

Chi incoraggia il terrorismo internazionale? Forse Cuba, che è stata garante del processo di pace in Colombia e promuove la lotta mondiale contro le armi nucleari, o gli Stati Uniti, che hanno sostenuto l’Isis e continuano a causare morti ovunque con le loro guerre imperiali? Chi è il terrorista: il governo che lascia i suoi cittadini a morire di coronavirus e non è in grado di guidare la battaglia globale contro la malattia, o la piccola nazione che ha intrapreso una battaglia esemplare contro la COVID-19 e ha mandato dozzine di brigate con migliaia di professionisti sanitari in molti paesi del mondo? Chi promuove la sovversione: Cuba, che considera un rapporto rispettoso basato sulle differenze, o gli Stati Uniti, che stanziano non meno di 20 milioni di dollari ogni anno per programmi di interferenza anti-cubana e altre decine di milioni per finanziare stazioni radiofoniche e televisive con fini manipolatori e sediziosi specificamente verso Cuba?

Non c’è dubbio che il passo compiuto lunedì dall’amministrazione Trump sia una manovra politica rude, con l’obiettivo di silurare ogni tentativo del nuovo governo Usa di migliorare i rapporti con Cuba. Numerosi esperti legali e politici hanno apertamente messo in dubbio la decisione.

Così il famoso senatore democratico Patrick Leahy, il prossimo presidente del Senato, l’ha valutato: “Questa nomina palesemente politicizzata è una presa in giro di quello che era stato un modo oggettivo e credibile di misurare il sostegno attivo dei governi stranieri al terrorismo. Qui non c’è nulla di lontanamente simile. In effetti, il terrorismo interno negli Stati Uniti rappresenta una minaccia molto maggiore per gli statunitensi rispetto a quello che potrebbe fare Cuba. Il segretario Pompeo ha difeso i peggiori fallimenti di politica estera di Donald Trump, e mentre esce dalla porta, sembra determinato a rendere le cose il più difficile possibile per il suo successore”.

Lungi dal cercare i “terroristi” fuori, la Casa Bianca di Trump ha dovuto impegnarsi nei suoi quattro anni di mandato per combattere il crescente terrorismo interno nel suo paese. Al contrario, quello che ha fatto è stato incoraggiarlo con il suo discorso di odio, xenofobo, razzista ed escludente.

Solo nel 2019, i crimini d’odio negli Stati Uniti sono aumentati il doppio rispetto all’anno precedente, in particolare quelli perpetrati dai suprematisti bianchi (fedeli ammiratori di Trump), secondo i dati registrati dall’FBI. È il numero più alto registrato di questi crimini degradanti in più di un decennio.

Le violenze perpetrate il 6 gennaio nel Campidoglio di Washington sono la migliore testimonianza delle affermazioni del senatore Leahy. Il principale promotore di questi atti di coercizione e terrore ha un nome: Donald Trump. Su quale lista lo metteranno?

di Randy Alonso Falcón

da Cubadebate

(Originariamente pubblicato su Al Mayadeen)

traduzione di Ida Garberi

foto: AFP

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Yemen: il terrorismo di Washington

Altrenotizie.org - Mar, 12/01/2021 - 21:28

La guerra scatenata dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati contro lo Yemen ha già provocato la peggiore catastrofe umanitaria del pianeta, ma le recenti decisioni prese dal governo americano uscente potrebbero rendere a breve ancora più tragica la situazione nel paese della penisola arabica. Con una decisione riconducibile alla strategia di “massima pressione” contro l’Iran, il dipartimento di Stato USA ha aggiunto questa settimana alla propria lista delle organizzazioni terroristiche i “ribelli” Houthi sciiti che controllano buona parte del territorio yemenita, mettendo in serio pericolo il flusso di aiuti destinati a una popolazione da tempo allo stremo.

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Condanna decisa ed assoluta della qualificazione disonesta di Cuba come Stato patrocinatore del terrorismo

Cubadebate (italiano) - Mar, 12/01/2021 - 05:31

bruno-rodriguez-informe-bloqueo-cuba-2-580x373Dichiarazione del Ministero di Relazioni Estere

Il Ministero di Relazioni Estere condanna nei termini più decisi ed assoluti la qualificazione disonesta di Cuba come Stato patrocinatore del terrorismo, annunciata dal governo degli Stati Uniti in un atto cinico ed ipocrita.  

Da mesi, si conosceva la possibilità di includere Cuba nella lista unilaterale del Dipartimento di Stato che qualifica i paesi, senza mandato o legittimità alcuna, carente di una motivazione autentica, riferita al terrorismo ed alle sue conseguenze, e come strumento di diffamazione, per applicare misure economiche coercitive contro nazioni che si rifiutino di piegarsi ai capricci dell’imperialismo statunitense.

L’annuncio formulato dal sottosegretario Michael Pompeo costituisce un atto superbo di un governo screditato, disonesto ed in bancarotta morale. Si sa senza nessun dubbio che la vera motivazione di questa azione è imporre ostacoli addizionali a qualunque prospettiva di recupero nelle relazioni bilaterali tra Cuba e gli Stati Uniti.

Cuba non è uno Stato patrocinatore del terrorismo, verità riconosciuta da tutti. La politica ufficiale e riconosciuta, e la condotta irreprensibile del nostro paese, è il rifiuto al terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, in questione il terrorismo di Stato, commesso da chiunque contro chiunque ed ovunque si commetta.

Cuba è una stato vittima del terrorismo e la nostra popolazione l’ha sofferto in carne propria, al prezzo di 3478 vittime mortali e 2099 persone rimaste disabili, per atti commessi dal governo degli Stati Uniti o perpetrati e sovvenzionati dal territorio di questo paese, con la tolleranza delle autorità ufficiali. Noi cubani ripudiamo con disprezzo ogni manovra diretta a manipolare un tema tanto sensibile, per propositi grossolani di opportunismo politico.

traduzione di Ida Garberi

foto: Foto: Irene Pérez/ Cubadebate.

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Israele e l’apartheid del vaccino

Altrenotizie.org - Lun, 11/01/2021 - 20:57

Tra i paesi che stanno avendo maggiore successo nella campagna di vaccinazioni anti-Covid a livello mondiale c’è senza alcun dubbio Israele. Lo stato ebraico ha infatti già somministrato la prima dose a circa il 16% dei suoi quasi dieci milioni di abitanti. Il primo ministro Netanyahu ha poi assicurato che entro tre mesi praticamente tutta la popolazione di Israele sarà “immunizzata”, guarda caso in concomitanza con le elezioni anticipate previste per il 23 marzo. Il successo del piano di vaccinazioni di Israele nasconde però un’altra realtà, quella della popolazione palestinese, finora esclusa quasi del tutto e costretta anche in questo caso a pagare le politiche di apartheid del governo di Tel Aviv nonostante gli obblighi che quest’ultimo avrebbe secondo quanto previsto dal diritto internazionale.

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Ci ha lasciato Rosa Aurora, la dolce guerriera della lotta per la liberazione dei Cinque

Cubadebate (italiano) - Lun, 11/01/2021 - 19:30
Rosa Aurora Freijanes

Rosa Aurora Freijanes

Ieri è stata una giornata di grande tristezza, ammetto di avere pianto, di aver sentito tanto dolore quando, aprendo il facebook, ho letto nella pagina di Gerardo Hernandez Nordelo: “È morta Rosa Aurora Freijanes, Rosita, che – come la guerriera che è sempre stata – ha lottato per la sua salute negli ultimi anni. Noi Cinque, le dobbiamo gran parte della nostra libertà e la ricorderemo per sempre. Riposa in pace sorella!”.

L’avevo vista qualche mese fa, davanti al condominio dove viveva e si era preoccupata per la mia salute, come sempre gentile e disinteressata.

Ma le parole più belle sono quelle di Olga Salanueva, sposa di uno dei Cinque, René Gonzalez, che ha sempre condiviso tutto con Rosa, insieme anche alle altre spose dei Cinque prigionieri politici che modestamente condivido, dal mio cuore ferito:

“Requiem per la nostra Rosy:

Solo ora, dopo più di mezza giornata da aver affrontato la notizia e dopo un giorno intenso, riesco a scrivere qualche parola per rendere omaggio a mia sorella Rosa Aurora.

Voglio ricordare come l’ho conosciuta. Carica di lettere, caricature e messaggi d’amore da ciascuno dei Cinque, ero arrivata a Cuba direttamente dalla mia cella di Fort Lauderdale. A causa di certe coincidenze nella vita, avevo conosciuto Adriana molto prima. Mentre, Elisabeth e Rosa Aurora erano solo un’idea, sussurrata nelle visite che avevo avuto modo di condividere con René prima di essere arrestata. Mi sentivo come uno qualsiasi dei tre magi, desiderosa di consegnare il mio prezioso pacco al resto della famiglia e di godermi le loro reazioni dopo due lunghi anni di silenzio, in cui il legame ancora più forte con i loro mariti prigionieri dall’altra parte del mare era l’assoluta fiducia che Fidel non li avrebbe mai lasciati soli.

Mi sono preparata con cura per riceverle a casa mia. Ho raccolto tutto quello che potevo per offrire loro un pasto modesto che includeva le tre portate principali, dolce e bevande. Le ho servite come meglio potevo e con tutto il mio affetto, viziandole il più possibile, date le circostanze. Poi abbiamo parlato finché non è diventato buio.

Rosy era una giovane donna snella, molto simpatica e con splendidi occhi azzurri, spiritosa e con un umorismo britannico finissimo ed ironico, attraverso il quale filtravano gli insegnamenti che aveva coltivato con la lettura; ma era comunque una cubana molto spiritosa. È stato l’inizio di tanti anni che ci hanno avvicinato tra tribune, albe, riunioni, colloqui ed attività di ogni genere, in cui come mogli eravamo tutte riunite per la stessa causa, ed alleate dallo stesso dolore, ci siamo compenetrate fino a diventare sorelle.

Un bel giorno, un po’ più rilassata e ricordando quando ci siamo conosciute, mi ha rimproverato, scherzosamente:

- E pensare che quel giorno stavo aspettando che mi offrissi un po di caffè, scortese che non sei altro.

- Ay Rosy – risposi – Perché non me l’hai chiesto? Ero così di corsa e siccome non bevevo caffè non me ne sono nemmeno resa conto. D’ora in poi sempre ti farò il caffè.

Da quel giorno, ogni volta che veniva a casa mia, la prima cosa era il caffè, però continuava a ricordarmi che, in quella prima occasione, non glielo avevo fatto.

Rosy era così: sempre giocosa, sempre gentile, semplice, ironica e, soprattutto, di buon cuore. Quel cuore, oltre ad essere buono, forte, è stato quello che gli ha permesso di combattere tante battaglie e affrontare i colpi che la vita le ha dato, del tutto immeritati.

Ma lei era ancora lì, senza incolpare nessuno, senza nutrire nessun risentimento, e dava sempre incoraggiamento anche nelle occasioni in cui era lei che ne aveva più bisogno.

Era capace di tanta felicità interiore che con la sua era già abbastanza. Così è sempre stata la sorella del resto delle mogli, la zia di tutti i nostri figli e un’audace difensora della causa dei Cinque.

Ci mancherai tantissimo. Avremo tanto bisogno di te e ti ricorderemo con gioia. Con quell’ottimismo con cui hai saputo superare ogni tuo inciampo per prendere fiato e continuare ad essere quella persona felice e buona, ignara del risentimento, sprezzante del superfluo, attaccata all’essenza delle cose e leale come nessun altra.

Da oggi, quando avrò bisogno di parlarti, farò un po’ di caffè e brinderò per te; e perché esistano molte Rosa come te; perché questo mondo avrà bisogno di loro finché ci saranno ostacoli da superare, ingiustizie da superare e torti da perdonare.

Addio, sorella. Grazie per il privilegio di conoscerti.

La tua sorella di sempre, Olguita”.

di Ida Garberi

foto: Bill Hackwell

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Trump, l’ultimo tweet

Altrenotizie.org - Dom, 10/01/2021 - 20:44

Donald Trump è stato escluso a tempo indeterminato da Twitter (così influente nella sua candidatura e per tutto il suo mandato) e da Facebook. La cosa in sé non fa perdere il sonno a nessuno: chi ha chiamato i latino-americani "sterco", ha promosso colpi di stato, ha strappato i figli di migranti alle madri e li ha chiusi in gabbia, non può ottenere alcuna simpatia o comprensione. Semmai diverte la nemesi che colpisce chi ha voluto censurare Tik Tok e colpire Huawei per diventare ora uno che rischia di dover comunicare a voce.

Le decisioni di Twitter e Facebook sembrano legate all’assalto a Capitol Hill dei suoi seguaci e, ancor di più, al suo rifiuto di riconoscere i risultati elettorali, inserendo per la prima volta gli USA nella classifica degli stati con un sistema elettorale dubbio, sottoponendoli allo scetticismo internazionale e mettendo in crisi la presunta superiorità del sistema. Poco a che vedere con la mancanza di rispetto per la legalità e ancor meno con il rispetto della sovranità.

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Chi è l’uomo con le corna che ha diretto l’attacco al Campidoglio?

Cubadebate (italiano) - Ven, 08/01/2021 - 20:37

jake-angeliIl suo nome è Jake Angeli noto anche come “QAnon Shaman”. Fa parte di quel movimento che afferma, tra le altre cose, che il presidente Trump sta segretamente conducendo un’epica battaglia contro il “Deep State” statunitense, che cerca di compiere un golpe di stato contro di lui.

Il movimento assicura che diversi democratici, attori e personaggi politici come Obama, Clinton e persino George Soros partecipano a questa cospirazione, dove molti di loro sono anche caratterizzati come pedofili, cannibali ed adoratori satanici.

Ritornando a Jake Angeli, è stato visto nelle violente proteste davanti all’ufficio elettorale il 4 gennaio a Maricopa, Phoenix; ha anche partecipato in eventi durante la campagna di Trump in diverse occasioni, e questo mercoledì si è recato alla camera del Senato ed ha urlato: Make America Great Again, lo slogan principale della campagna di Donald Trump.

Possono essere dei deliranti, ma la verità è che hanno già una deputata: Marjorie Taylor Greene, un’imprenditrice repubblicana della Georgia che ha vinto il suo seggio nelle ultime elezioni e sostiene pubblicamente le teorie di Qanon. Greebe ha fatto una campagna con video in cui ha affermato di voler “salvare l’America, fermare il socialismo” ed è apparsa sparando con mitragliatrici ed indicando la Cina come un pericolo.

Come sottolinea Nathaniel Flakin in un articolo di Left Voice “Durante la crisi, milioni di persone sono cadute in povertà, mentre i miliardari hanno visto aumentare la loro ricchezza. Com’è possibile tutto ciò in un sistema in cui le persone controllano il potere politico, cioè una democrazia? Chiaramente, c’è qualcosa di molto, molto sbagliato (…) Dal mio punto di vista di comunista, c’è davvero una piccola combriccola di persone che controlla il mondo. C’è una sorta di cospirazione, che semplicemente non è nascosta. Puoi aprire qualsiasi giornale e leggere il numero limitato di persone che controllano la ricchezza del mondo. Non hanno strette di mano segrete o rituali religiosi. Non c’è bisogno di nessuna ricerca in Internet, basta Forbes od altri elenchi di pubblicazioni di facile accesso. La grande cospirazione che QAnon cerca è in realtà la classe capitalista”.

(Tratto da La Izquierda Diario)

traduzione di Ida Garberi

foto: AFP

 

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USA, fascisti al Congresso

Altrenotizie.org - Gio, 07/01/2021 - 20:58

Anche se l’incredibile assalto dei sostenitori di Donald Trump al Congresso di Washington è stato alla fine respinto e deputati e senatori hanno potuto riprendere i lavori per certificare la vittoria di Joe Biden, i fatti di mercoledì pomeriggio hanno segnato probabilmente un punto di non ritorno per la “democrazia” americana. Il blitz, che ha assunto i contorni di un vero e proprio tentativo di golpe, era stato meticolosamente preparato dal presidente uscente e dai suoi più stretti consiglieri attraverso una campagna di discredito dei risultati delle elezioni del 3 novembre scorso.

Il ristabilimento dell’ordine e il passaggio di praticamente tutte le leve del potere al Partito Democratico a partire dal 20 gennaio prossimo non devono illudere su ritorno alla normalità del quadro politico negli Stati Uniti. Quanto accaduto mercoledì mostra un paese in gravissima crisi ed esposto come non mai al pericolo di una deriva autoritaria, se non apertamente fascista, promossa dai vertici stessi del governo e favorita dall’involuzione oligarchica di un sistema politico ultra-screditato, i cui principali difensori agli occhi di decine di milioni di americani sono identificati precisamente con il Partito Democratico.

Che l’epilogo delle manovre di Trump degli ultimi mesi fosse il ricorso all’eversione e alla violenza era chiaro da tempo. La sensazione del precipitare degli eventi la si aveva avuta già dopo l’esplosione delle proteste contro la brutalità della polizia la scorsa estate. Trump aveva in quell’occasione minacciato la rottura dell’ordine costituzionale con il tentativo di inviare l’esercito nelle città americane per reprimere la rivolta.

Dopo le ben note macchinazioni per ribaltare l’esito delle presidenziali e i ripetuti messaggi di incoraggiamento alle frange di estrema destra nel paese, Trump aveva lanciato l’ultimo segnale di mobilitazione ai sui sostenitori proprio mercoledì in un comizio alla Casa Bianca, significativamente nell’immediata vigilia dell’apertura dei lavori al Congresso per la certificazione della vittoria di Biden. Il presidente aveva parlato minacciosamente di questione di “sicurezza nazionale” e non più soltanto di “frode elettorale”, così che alla situazione venutasi a creare dovevano essere ormai “applicate regole diverse”. Questo dopo avere invitato il suo numero due, Mike Pence, a non certificare il successo di Biden, nonostante la Costituzione assegni al vice-presidente americano solo un ruolo cerimoniale nella proclamazione del vincitore.

Il complotto sfociato nel caos di mercoledì a Capitol Hill porta i segni distintivi dei membri della ristretta cerchia di consiglieri con inclinazioni indiscutibilmente neo-fasciste, a cominciare da Stephen Miller, ma un risultato così clamoroso e inquietante è stato reso possibile anche da quegli ambienti del Partito Repubblicano disposti ad assecondare e amplificare il mito delle elezioni “rubate” per il proprio tornaconto politico. Parecchie decine di deputati e una manciata di senatori repubblicani hanno infatti appoggiato, anche dopo l’assalto al Congresso, le risoluzioni che chiedevano l’annullamento dei risultati delle presidenziali in stati come Arizona e Pennsylvania, in modo da consegnare i rispettivi “voti elettorali” a Trump.

Vero è che alcuni repubblicani hanno finito per cambiare idea e ratificare il successo di Biden proprio in conseguenza delle violenze di mercoledì. In molti hanno anche denunciato apertamente Trump per avere incitato i suoi sostenitori a prendere d’assedio il Congresso. È altrettanto innegabile, tuttavia, che non pochi repubblicani apparentemente più “moderati” hanno contribuito a creare il clima tossico post-elettorale. Primo fra tutti l’ormai ex leader di maggioranza al Senato, Mitch McConnell. Quest’ultimo ha denunciato la “fallita insurrezione” mercoledì, avvertendo che l’orda di sostenitori del presidente ha “provato a stravolgere il nostro sistema democratico”, ma per tutte le settimane seguite al voto del 3 novembre si era astenuto dal riconoscere la netta vittoria di Biden.

Ci sono pochi dubbi anche sul fatto che gli appelli di Trump abbiano trovato terreno fertile all’interno delle forze di sicurezza americane. I vertici militari sono chiaramente contrari alle spinte destabilizzanti del presidente uscente, ma ai livelli più bassi, soprattutto nelle forze di polizia, le tendenze autoritarie promosse dalla Casa Bianca sono tutt’altro che sgradite. Basti pensare alla scarsa resistenza opposta dalla polizia ai dimostranti che mercoledì hanno fatto irruzione nelle sale del Congresso. Va ricordata a questo proposito la violenza con cui polizia e Guardia Nazionale repressero invece le manifestazioni, animate in larga misura da attivisti di sinistra, la scorsa estate, quando gli arresti furono centinaia e in buona parte tollerati gli interventi di milizie armate di estrema destra. Dopo i fatti di mercoledì, i fermati sono stati appena una cinquantina, anche se sarebbe ancora in corso l’identificazione di altri partecipanti all’assalto.

Un altro elemento preoccupante è la risposta del Partito Democratico al tentato colpo di stato. Com’era accaduto durante la campagna elettorale e nelle settimane dopo il voto, Biden e gli altri leader del suo partito hanno preferito insistere sugli appelli alla collaborazione con i repubblicani piuttosto che su iniziative efficaci per contrastare la deriva autoritaria in atto. L’intervento pubblico del presidente eletto è stato emblematico in questo senso, visto che, oltre a riproporre slogan fuori dalla realtà sulla salute della democrazia USA, ha in sostanza invitato Trump, cioè il principale responsabile di quanto stava accadendo al Congresso, a impegnarsi per riportare la calma.

L’atteggiamento scoraggiante di Biden è il sintomo ancora una volta di una volontà politica che punta in primo luogo a evitare una mobilitazione delle forze democratiche e progressiste nel paese anche dopo una vittoria elettorale contro un presidente in carica segnata da un margine di ben sette milioni di voti. L’obiettivo resta piuttosto quello di stabilizzare un sistema in crisi irreversibile, per dirottare gli impulsi anti-trumpiani e anti-fascisti più sani verso la valvola di sfogo innocua di un Partito Democratico fissato tutt’al più sulle questioni razziali e di genere, ma legato a doppio filo a Wall Street e al “deep state” guerrafondaio.

Non è d’altra parte un caso che mentre si consumavano le violenze dell’estrema destra al Congresso, alcuni indici della borsa di New York facevano segnare rialzi da record. Gli “investitori” si attendono d’altra parte un nuovo impulso al trasferimento di ricchezza verso grandi banche e corporations dopo l’insediamento di Biden e la conquista della maggioranza anche al Senato da parte dei democratici in seguito ai due successi nei ballottaggi di questa settimana per i seggi della Georgia.

I grandi interessi economici e finanziari USA sanno benissimo che la retorica dell’aumento delle tasse sui redditi più alti di Biden non avrà seguito e scommettono quindi su politiche a loro favorevoli, oltretutto senza gli elementi di imprevedibilità che hanno segnato il mandato di Trump. Questa realtà prospetta un futuro segnato non tanto dalla marginalizzazione degli eccessi trumpiani, quanto un’intensificazione di divisioni e tensioni sociali che daranno spazi di manovra ancora maggiori alle forze di estrema destra per capitalizzare il malcontento di ampie fasce di una popolazione americana disorientata e senza un’alternativa progressista percorribile.

Le due settimane che mancano all’uscita di scena di Trump, infine, potrebbero riservare altri rigurgiti reazionari o golpisti, malgrado il formale appello alla calma fatto dal presidente uscente mercoledì sera e la promessa di garantire una transizione “ordinata” giovedì. I fatti di Washington sarebbero abbondantemente sufficienti a giustificare una messa in stato d’accusa e la rimozione di Trump, ma, anche se ipotesi di questo genere stanno circolando al Congresso, a prevalere saranno gli inviti alla riconciliazione e ad attendere semplicemente la data del 20 gennaio.

Il deficit di coraggio politico che implica questa scelta rischia perciò di aprire la strada ad altre provocazioni orchestrate da Trump, incluse possibili iniziative militari all’estero, e assicura il persistere dell’ipoteca della destra estrema sul sistema politico americano anche per il prossimo futuro.

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Scene di golpe a Capitol Hill?

Altrenotizie.org - Mer, 06/01/2021 - 21:37

I fascisti, segregazionisti e suprematisti stanno realizzando una protesta violenta e armata all’interno del Congresso statunitense. I senatori sono stati evacuati e i congressisti seguiranno a breve. La polizia, che uccide ogni anno 2000 americani, guarda caso tiene le armi al suo posto. Lecito chiedersi come mai, oppure notare che se i manifestanti che hanno invaso Capitol Hill fossero stati di sinistra la sua scalinata sarebbe già una fossa comune. Le forze armate restano buone, del resto è il presidente che può chiedergli di intervenire e questi, fino al 10 Gennaio, è ancora Donald Trump, che però ha chiamato a gran voce i suoi fans, dato che non vuole rinunciare alla poltrona presidenziale per paura di ciò che gli si presenterà innanzi.

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Assange, giustizia a metà

Altrenotizie.org - Lun, 04/01/2021 - 21:23

Con una sentenza decisamente inaspettata, la giudice distrettuale britannica Vanessa Baraitser nella tarda mattinata di lunedì ha respinto la richiesta americana di estradizione nei confronti di Julian Assange. Il verdetto è però solo una parziale e, nella peggiore delle ipotesi, momentanea vittoria per il fondatore di WikiLeaks. I legali del governo di Washington presenteranno infatti ricorso davanti all’Alta Corte di Londra, mentre Assange dovrà ancora attendere una decisione circa il suo possibile rilascio su cauzione. Inoltre, le tesi dell’accusa che minacciano il principio stesso della libertà di stampa sono state accettate integralmente dalla giudice Baraitser, la quale ha deliberato solo in base allo stato di salute del giornalista australiano.

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USA, Iran e l’incognita Trump

Altrenotizie.org - Mer, 30/12/2020 - 22:04

L’avvicinarsi di due delicate scadenze per Iran e Stati Uniti continua a rendere estremamente reale l’ipotesi di un qualche scontro armato tra i due paesi nemici. La fine imminente dell’amministrazione Trump e il primo anniversario dell’assassinio a Baghdad del comandante dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Qasem Soleimani, sono motivo di ulteriori tensioni in Medio Oriente, dove la mobilitazione militare americana, in collaborazione con Israele, rischia di avere conseguenze catastrofiche.

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Netanyahu e la sfida del voto

Altrenotizie.org - Mer, 23/12/2020 - 21:42

Per la quarta volta in poco meno di due anni, lo stato ebraico si avvia verso elezioni anticipate che si terranno molto probabilmente all’inizio della prossima primavera. La nuova crisi politica segna il crollo definitivo del fragile accordo di governo tra Netanyahu e Benny Gantz e apre una campagna elettorale che si prospetta infuocata, soprattutto per le implicazioni dei guai legali del primo ministro e l’accesissima rivalità all’interno della destra israeliana.

Tra accuse reciproche di aver manovrato per far cadere l’esecutivo, il Parlamento (“Knesset”) si è sciolto automaticamente alla mezzanotte di martedì in assenza di un bilancio approvato, come prevedeva l’accordo stipulato appena sette mesi fa tra il Likud e il partito di centro “Blu e Bianco”. I dissidi tra Netanyahu e Gantz sulla questione erano noti da tempo e vanno ricondotti a motivi di carattere politico piuttosto che economico-finanziario.

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Nicaragua, l’anno che verrà

Altrenotizie.org - Lun, 21/12/2020 - 21:08

Le operazioni protocollari per l'ingresso di Biden alla Casa Bianca vanno a rilento. La resistenza di Trump a lasciare le comode e amichevoli mura si deve al fatto che teme le indagini che lo riguardano, e questo rende l'uscita di scena del magnate uno degli spettacoli più indecorosi della storia istituzionale statunitense. Le accuse di brogli elettorali non sono state nemmeno riprese dal partito repubblicano, ma superano una soglia politica considerata insormontabile: la vendita al mondo del modello elettorale americano come assoluta affidabilità del voto - e quindi della democrazia versione USA.

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USA, gli hacker e la propaganda

Altrenotizie.org - Lun, 21/12/2020 - 21:07

La certificazione ufficiale della vittoria di Joe Biden nelle presidenziali del 3 novembre scorso si è accompagnata negli Stati Uniti al riesplodere improvviso di una violenta campagna anti-russa, come al solito alimentata, per quanto riguarda il fronte dei media, soprattutto dal New York Times e dal Washington Post. A innescare la nuova escalation era stata la notizia di un attacco su larga scala, registrato poco più di una settimana fa, contro le reti informatiche di alcune agenzie governative. Anche se, come sempre, non è stata presentata alcuna prova concreta circa le responsabilità, l’operazione è stata subito attribuita ai servizi di sicurezza del Cremlino, contro il cui occupante e il suo governo vengono quotidianamente sollecitate misure punitive durissime.

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Assange e l’avviso a Washington

Altrenotizie.org - Gio, 17/12/2020 - 21:44

Una delle accuse più gravi rivolte dagli Stati Uniti a Julian Assange è che la pubblicazione di documenti riservati su WikiLeaks, come quelli del dipartimento di Stato divulgati nel 2010, è stata un’azione irresponsabile che avrebbe messo in serio pericolo funzionari e militari americani di stanza all’estero. Il giornalista australiano ha invece sempre sostenuto di essersi adoperato per limitare eventuali conseguenze negative per il personale americano, offrendo anche la propria collaborazione al governo di Washington. A dimostrare come questi scrupoli fossero reali è stata una registrazione audio di una telefonata del 2011 tra Assange e un legale del dipartimento di Stato USA, pubblicata in questi giorni dal gruppo di attivisti ultra-conservatori Project Veritas.

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USA, giornalisti sotto attacco

Altrenotizie.org - Mer, 16/12/2020 - 21:06

Secondo un recente studio di un’organizzazione non governativa americana, nel corso del 2020 il numero di giornalisti arrestati negli Stati Uniti è stato quasi tre volte superiore a quello registrato l’anno precedente in Cina e in Turchia. Se per il momento le conseguenze per i primi non sembrano essere così pesanti come quelle spesso riservate da questi ultimi paesi ai giornalisti detenuti o condannati, la tendenza e alcune circostanze particolari, evidenziate dalla ricerca stessa, sono ampiamente sufficienti a testimoniare il deterioramento in atto del clima democratico in America.

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USA-Turchia, la guerra dell’S-400

Altrenotizie.org - Mar, 15/12/2020 - 21:08

L’amministrazione americana uscente di Donald Trump ha alla fine deciso di imporre sanzioni punitive contro la Turchia in relazione all’acquisto del sistema missilistico difensivo russo S-400. Questo provvedimento è stato a lungo discusso negli Stati Uniti, vista l’importanza delle relazioni con l’alleato NATO, e arriva in un momento di tensioni crescenti per via delle iniziative di politica estera del presidente Erdogan. La scelta di Washington appare più come un avvertimento al governo turco, ma rischia comunque di spingere Ankara ancora di più verso Mosca e Pechino.

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Cuba ribadisce la sua disponibilità a continuare ad espandere la collaborazione con i membri dell’ALBA-TCP

Cubadebate (italiano) - Mar, 15/12/2020 - 19:58
 @ALBATCP_Cuba

Foto: @ALBATCP_Cuba

DISCORSO DEL PRESIDENTE MIGUEL DÍAZ-CANEL BERMÚDEZ NEL XVIII FORUM DELL’ALBA-TCP, 14 dicembre 2020

 

“Illustri Capi di Stato e di Governo, capi di delegazioni che c’accompagnano:

 

Ringraziamo la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, per l’opportunità di riunirci per celebrare questo XVIII Forum dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America-Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) e la commemorazione del XVI anniversario della sua fondazione da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, ed il Presidente Hugo Chávez Frias. Si svolge in un formato online che c’impone la pandemia del coronavirus e le misure di biosicurezza sanitaria che c’obbliga ad applicare in ognuno dei nostri paesi.

 

Permettetemi di trasmettere le nostre più sentite condoglianze ai popoli ed ai governi del Nicaragua e di altre nazioni sorelle dell’America Centrale recentemente colpite da uragani devastatori. Ci dispiace profondamente per i danni causati e reiteriamo loro la nostra sincera solidarietà.

 

Ratifico oggi il nostro appoggio invariato al fratello popolo nicaraguense che, sotto l’abile conduzione del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e la leadership del Comandante Daniel Ortega Saavedra, ha difeso degnamente i notevoli risultati raggiunti negli ultimi anni nell’ordine economico e sociale, nonostante le minacce, sanzioni ed azioni interventiste del governo degli Stati Uniti. La patria di Sandino potrà contare, in qualunque circostanza, con l’amicizia ed impegno incondizionati del popolo cubano e la sua Rivoluzione.

 

Condividiamo l’immensa allegria della reincorporazione dello Stato Plurinazionale della Bolivia a questa Alleanza, rappresentato dal suo presidente, il compagno Luis Arce, a chi reitero i nostri complimenti, come al compagno David Choquehuanca, fino a poco fa Segretario Esecutivo dell’ALBA, per l’impressionante vittoria del MAS-IPSP.

 

Nel Forum anteriore, celebrato il 14 dicembre 2019, l’Alleanza ha espresso con chiarezza assoluta ed in modo contundente la sua condanna al golpe di Stato contro il Governo costituzionale del compagno Evo Morales Ayma, espressione inequivocabile della strategia imperialista degli Stati Uniti, diretta a distruggere la libera determinazione dei nostri popoli in funzione delle sue pretese egemoniche.

 

Un’altra volta l’eroico popolo boliviano ha fatto storia riprendendo il cammino verso la costruzione di una società più giusta, inclusiva ed umanista. Quello stesso popolo ha abbracciato con giubilo il ritorno del compagno Evo Morales alla sua patria, fatto che ci ha riempito di allegria e di speranza.

 

Allo stesso modo, l’indiscutibile vittoria raggiunta dal Gran Polo Patriottico nelle elezioni legislative, celebrate lo scorso 6 dicembre in Venezuela, riflette l’appoggio popolare al processo rivoluzionario bolivariano e chavista, diretto dal compagno Nicolás Maduro Moros, ed assesta un duro colpo alla strategia destabilizzante dell’imperialismo e della destra regionale ed internazionale contro quella sorella nazione.

 

Ratifichiamo in questo nostro forum l’appoggio e la solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e l’unione civico-militare che difende il valoroso popolo venezuelano, come la volontà di continuare ad offrire la nostra cooperazione.

 

Inoltre, reitero i nostri complimenti ai primi Ministri di San Vicent e le Grenadine e San Kitts e Nevis, Ralph Gonsalves e Timothy Harris, per i loro trionfi nelle elezioni generali e le loro rielezioni come capi di Governo.

 

Stimati fratelli:

 

Abbiamo vissuto un anno molto complesso e pieno di sfide. La pandemia della COVID-19 ci ha obbligati a sviluppare meccanismi di adattamento ad una nuova realtà che impone sfide immense ai nostri sistemi di salute ed alle nostre economie, che richiedono soluzioni e messe a fuoco creative che privilegino la cooperazione e la solidarietà tanto all’interno dei nostri paesi come a livello regionale ed internazionale.

 

In un momento di profonda crisi multidimensionale, nel quale si necessita più che mai la cooperazione globale, abbiamo osservato come i paesi più ricchi occidentali hanno cercato di concentrare per loro stessi i mezzi necessari per combattere la malattia.

 

In un momento nel quale risulta indispensabile lo scambio di informazioni e conoscenze scientifiche, come l’appoggio all’Organizzazione Mondiale della Salute, gli USA screditano e boicottano detta organizzazione, mentre manipolano i pochi aiuti che ha offerto, basandosi su criteri politici egoisti, quando sono in gioco le vite di milioni di esseri umani nel mondo.

 

Le conseguenze economiche e sociali della pandemia risultano ancora più gravi per i paesi in via di sviluppo, dal momento che dispongono risorse e capacità limitate per fare fronte alla situazione attuale, mentre trascinano imperfezioni strutturali e dipendenza economica, derivate dell’ingiusto ordine mondiale imperante.

 

Proprio quando è più perentoria la solidarietà, risorgono conflitti e si esaspera l’egoismo, in un contesto nel quale i modelli che danno priorità al mercato e non all’uomo, hanno dimostrato la loro incapacità di amministrare in maniera effettiva uno scenario di crisi sanitaria e socioeconomica globale.

 

In mezzo alla complessa situazione internazionale provocata dalla COVID-19, a dispetto delle campagne dell’attuale governo statunitense contro la cooperazione medica che Cuba offre e dell’estrema recrudescenza del blocco economico, commerciale e finanziario, dimostriamo un’altra volta che l’internazionalismo e la cooperazione internazionale risultano il rimedio più effettivo per affrontare la pandemia.

 

Cuba ha condiviso la sua esperienza nel trattamento delle epidemie, ed ha inviato 53 Brigate Mediche in 39 paesi per collaborare nei lavori di lotta e prevenzione della COVID-19, con più di 3 mila professionisti e tecnici della salute, che hanno salvato migliaia di vite e confermano la massima martiana che Patria è Umanità.

 

L’altruismo ed il disinteresse dimostrato dai medici e dai tecnici cubani della salute di fronte alla pandemia, li ha resi meritevoli del rispetto e dell’ammirazione di tutti quei popoli, ai quali ringraziamo profondamente per la calorosa accoglienza brindata ai nostri eroi dai camici bianchi.

 

Cuba reitera la sua completa disposizione a continuare ad ampliare la collaborazione nell’area della Salute Pubblica coi membri dell’ALBA-TCP, che potrebbe incentrarsi nell’assistenza epidemiologica e nella trasmissione di esperienze acquisite nella lotta contro la COVID-19.

 

Nella nostra nazione, abbiamo potuto ottenere risultati favorevoli con una messa a fuoco propria a livello medico, che include l’uso clinico di medicine biotecnologiche innovatrici che, ratifico, abbiamo la volontà di condividere coi paesi dell’Alleanza.

 

Cuba sviluppa in forma accelerata quattro progetti vaccinali contro la pandemia. I nostri scienziati realizzano tutti i loro sforzi per metterli a disposizione il prossimo anno.

 

Fratelli:

 

Questo Forum si celebra in mezzo ai tentativi degli USA di imporre nuovamente la Dottrina Monroe in opposizione al Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace.

 

Ci riuniamo nel bel mezzo dell’accumulazione e del rafforzamento delle misure coercitive unilaterali applicate dal Governo degli Stati Uniti contro alcuni dei paesi dell’Alleanza.

 

I nostri fratelli venezuelani e nicaraguensi hanno sofferto la crudeltà di misure coercitive multiple ed illegali, applicate col proposito di asfissiare queste nazioni economicamente e generare un clima di instabilità interna che giustifichi l’ingerenza ed eventuali rischi golpisti.

 

Cuba e la sua Rivoluzione Socialista sono state anche obiettivi prioritari di questa politica ostile degli Stati Uniti verso processi rivoluzionari e progressisti della regione. Questa strategia si è venuta manifestando con forza attraverso misure di fustigazione economica e finanziaria con impatto extraterritoriale. Allo stesso tempo l’imperialismo ed i settori anti-cubani sponsorizzati dall’attuale governo che va già in ritirata, cercano disperatamente di promuovere l’instabilità sociale e politica a Cuba, mediante l’organizzazione, finanziamento e conduzione di campagne di menzogne, show mediatici ed atti sovversivi ed illegali nel nostro territorio.

 

Non è nulla di nuovo che l’attuale governo degli USA protegga e tolleri l’organizzazione e la sponsorizzazione di atti terroristici, di sabotaggio e di infrazione della legge contro il nostro paese dal loro territorio. Non ci sorprende l’insolenza e la mancanza di scrupoli con le quali i suoi diplomatici tentano di interferire nei nostri temi interni in franca violazione di quanto stabilito nella Convenzione di Vienna, strumento che dirige le relazioni diplomatiche tra gli Stati dal 1961.

 

Il nostro popolo ha respinto con chiarezza e forza i più recenti tentativi di fabbricare, con l’aiuto delle reti digitali e la gran stampa al servizio dell’imperialismo, azioni di guerra non convenzionale per precipitare il chiamato cambiamento di regime e la distruzione della Rivoluzione Cubana.

 

Abbiamo dimostrato in innumerabili occasioni durante la nostra storia che non cediamo davanti alle pressioni od ai ricatti e che queste formule non sono né saranno effettive contro un popolo unito, di convinzioni profonde, orgoglioso della sua tradizione di lotta e cosciente della sua responsabilità nella difesa della sovranità e dell’indipendenza della nostra patria.

 

Cari compagni:

 

L’ALBA-TCP ha celebrato lo scorso 10 giugno la “Conferenza di Alto Livello su Economia, Finanze e Commercio nella cornice della COVID-19” che ha sviluppato un piano di lavoro nella tappa della pandemia e la proposta di un’Agenda Economica, Commerciale e Finanziaria del nostro meccanismo integratore. Dobbiamo avanzare nella sua implementazione col fine di raggiungere risultati superiori.

 

Il 29 giugno 2020, la nostra Alleanza ha celebrato il XX Consiglio Politico ed il X Consiglio Economico che ci ha permesso mettere a punto i nostri progetti strategici e tracciarci nuove rotte di azione per ottenere di più e migliorare i risultati, in un minore lasso di tempo.

 

È per ciò che, attraverso il dialogo fraterno e diafano, coordineremo idee ed azioni che traccino un cammino che ci permetta di continuare ad avanzare nei nostri propositi di fortificare la cooperazione, la solidarietà, l’unità, l’integrazione e la difesa della pace nella regione.

 

Le parole espresse dal Comandante in Capo, Fidel Castro, nell’atto di costituzione della Brigata Internazionalista dei Medici Cubani Henry Reeve, possono riflettere molto bene oggi il senso dell’ALBA e la nostra direzione strategica, cito: “Noi dimostreremo che c’è una risposta a molte delle tragedie del pianeta. Noi dimostriamo che l’essere umano può e deve essere migliore. Noi dimostriamo il valore della coscienza e dell’etica.”

 

Molte grazie”.

traduzione di Ida Garberi

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