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Cuba-USA: riduzione validità visto B2

Cubadebate (italiano) - Gio, 21/03/2019 - 02:07

xam-caricaturas-bloqueo-cubGli Stati Uniti ridurranno la validità del visto B2 per i cittadini cubani a tre mesi e con il diritto a una sola entrata a partire dal 18 marzo 2019, secondo un comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale della sua Ambasciata a La Habana.

La categoria dei visti B2 è quella che si richiede per turismo, visite familiari, cure mediche e viaggi simili, sempre con status di non migrante. Fino ad ora, parte dei cittadini cubani che hanno presentato domanda per questo permesso hanno ricevuto un visto per ingressi multipli con 60 mesi di validità. Questa variante è utilizzata principalmente da persone che hanno forti legami con gli Stati Uniti ma non vogliono migrare formalmente.

La nota chiarisce che per coloro che possiedono un visto B2 la validità dura fino alla data di scadenza.
L’ambasciata degli Stati Uniti afferma che la riduzione è dovuta a una “reciprocità” con il trattamento che Cuba concede agli americani e aggiunge che questo processo si sta portando avanti in tutto il mondo.

“Cuba concede ai turisti statunitensi visti di ingresso per una sola entrata per un soggiorno di due mesi, prorogabili per altri 30 giorni per un totale di tre mesi”, afferma il comunicato stampa americano. La menzione di “turisti americani” inclusa nella nota ufficiale dell’Ambasciata ignora le attuali leggi del proprio paese che impediscono ai nordamericani di fare turismo a Cuba.

I permessi concessi da Cuba agli statunitensi devono rientrare in una delle circa 12 categorie approvate per i viaggi a Cuba, come scambi popolo a popolo e per motivi religiosi e culturali. La nuova misura si aggiunge alla macchinosa procedura di rilascio dei visti che deve essere effettuato eccezionalmente dai cittadini cubani a causa delle misure unilaterali applicate dal Dipartimento di Stato a metà 2017, che ha praticamente paralizzato i servizi consolari di La Habana.

La ragione addotta da Washington per tagliare drasticamente il personale dell’Ambasciata era legata ai presunti “attacchi acustici” contro i diplomatici statunitensi a Cuba, per i quali non ci sono evidenze o prove scientifiche dopo più di due anni di indagini.

Dal 1  aprile dell’anno scorso, gli Stati Uniti trattano i visti di immigrazione per i cubani attraverso la sua Ambasciata a Georgetown, in Guyana, mentre i visti non migratori possono essere richiesti presso qualsiasi consolato che non sia quello di La Habana.

L’Ambasciata cubana a Washington, da parte sua, lavora con personale ridotto ma svolge tutte le sue funzioni e rimane vitale. Cuba e gli Stati Uniti hanno firmato il 12 gennaio 2017 un accordo migratorio in cui le parti si impegnano a lavorare per un flusso di immigrazione legale, ordinato e sicuro.

di Sergio Alejandro Gómez, da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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Governo venezuelano denuncia occupazione forzosa delle sue sedi diplomatiche negli USA

Cubadebate (italiano) - Mar, 19/03/2019 - 19:37

occupazionesedediplomaticheIl Governo del Venezuela ha denunciato questo lunedì l’occupazione forzosa ed illegale delle sue sedi diplomatiche ubicate negli Stati Uniti, in franca violazione di quanto stabilito nell’Accordo di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche.

In un comunicato pubblicato nell’account di Twitter del cancelliere Jorge Arreaza, si afferma che questa azione conta con l’appoggio delle autorità statunitensi ed ha interessi politici.

“Tollerare o promuovere qualunque minaccia o intimidazione contro gli agenti diplomatici venezuelani da parte di cittadini che risiedono negli USA, costituisce una grave violazione degli obblighi internazionali del governo statunitense”, ha riferito.

Inoltre, hanno reiterato che le sedi diplomatiche devono essere utilizzate dagli agenti diplomatici ufficiali che siano stati designati e rappresentino il governo democratico del presidente Nicolas Maduro.

Al rispetto, esigono alle autorità degli USA “che compiano i loro obblighi di diritto e prendano le misure necessarie affinché in maniera immediata si concluda questa occupazione forzosa.”

In caso che il Governo degli USA continui con l’inadempimento dei suoi obblighi internazionali, hanno avvisato che Venezuela “si riserva le decisioni ed azioni legali e reciproche corrispondenti” nel suo territorio.

Da parte sua, il funzionario designato dagli USA per il deputato oppositore auto-nominato Juan Guaidò, Carlos Vecchio, ha informato che sono state tre le sedi diplomatiche occupate, due a Washington ed un consolato a New York.  Carlos Vecchio è il coordinatore nazionale del partito Voluntad Popular; il 27 gennaio 2019 è stato designato dall’auto-proclamato presidente Guaidò come incaricato di affari dell’ambasciata venezuelana negli USA ed è stato riconosciuto da Mike Pompeo.

da TeleSur

traduzione di Ida Garberi

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Incontro di Aleida Guevara March con studenti di liceo a Campi Bisenzio (FI) in ricordo di Ernesto Che Guevara

Cubadebate (italiano) - Lun, 18/03/2019 - 23:18

F5Nella mattinata di sabato 16 marzo 2019, era prevista la cerimonia ufficiale d’inaugurazione della via dedicata al Comandante della Rivoluzione Ernesto Che Guevara, nei pressi del Liceo Agnoletto di Campi Bisenzio, Comune della Provincia di Firenze: cerimonia promossa e fortemente voluta dal Comune e dal Sindaco Emiliano Fossi. Purtroppo a causa delle lungagini burocratiche a carico della Prefettura, la prevista inaugurazione è stata posticipata a data da destinarsi in attesa dell’autorizzazione prefettizia.

Nonostante tutto, ha avuto luogo l’incontro fra la Dottoressa Aleida Guevara March, figlia del Che e gli studenti del Liceo, alla presenza del Sindaco Fossi, che ha introdotto il dibattito, la Preside dell’Istituto ed alcuni professori. La Dottoressa Guevara ha raccontato aneddoti del giovane studente Ernesto Guevara de la Serna, che hanno messo in risalto le sue indiscutibili qualità umane, sociali, educative e politiche. Sono stati evidenziati i valori e gli insegnamenti legati alla Pedagogia dell’Uomo Nuovo. Interessata ed emozionata la partecipazione di tutti i presenti.
Aleida è riuscita a coinvolgere, emozionare ed anche divertire i numerosi studenti presenti, chiudendo l’incontro con una canzone da lei cantata e dedicata al padre guerrigliero.
All’uscita dal Liceo, fuori ai cancelli, si erano radunati sei esponenti di Forza Italia (senza autorizzazione prefettizia) con bandiere, cartelli e slogan offensivi contro la memoria del Che. Gli studenti hanno reagito con forza, difendendo il valore educativo e pedagogico dell’incontro appena sostenuto, sotto gli occhi dei carabinieri che non sono intervenuti.

di Federica Cresci

 

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I numeri di Exxon dimostrano il perché del golpe contro Dilma

Cubadebate (italiano) - Sab, 16/03/2019 - 01:38

exxon-2-580x327ExxonMobil ha annunciato che ha aggiunto 4,5 miliardi di barili di petrolio equivalente alle sue riserve comprovate l’anno scorso, che è più di tre volte quello che il gigante multinazionale ha prodotto nel 2017.

Il numero riflette una scioccante ripresa dopo che Exxon, nel 2016, si vide costretta a ridurre le proprie riserve in più di 3 miliardi di barili.

Più della metà dell’attuale aumento delle riserve proviene da scoperte negli scisti della conca del Pármico, negli USA, che fa prevedere maggior volumi di perforazioni con fratturazione idraulica negli anni a venire; nonostante le proteste ed argomentazioni scientifiche degli ambientalisti.
Ma altri 1300 milioni di barili provennero principalmente da grandi campi offshore in Brasile e Guyana.

ExxonMobil, il più grande consorzio petrolifero USA, si è associato con Qatar Petroleum ed ha vinto, nell’ottobre 2018, il blocco esplorativo Titã negli abbondanti giacimenti del presal brasiliano: 64% per l’Exxon, che sarà l’operatore e 36% per Qatar Petroleum.

Secondo ExxonMobil, il blocco assegnato ha aggiunto più di 71500 acri* netti al portafoglio di ExxonMobil, espandendo la posizione complessiva della società in Brasile a circa 2,3 milioni di acri netti.

Steve Greenlee, presidente di ExxonMobil Exploration Company, ha dichiarato: “Con l’acquisizione di questo blocco, continuiamo ad aumentare le nostre partecipazioni nei bacini Presal brasiliano, che sono opportunità di alta qualità che migliorano il portafoglio globale di ExxonMobil. Queste risorse beneficeranno delle notevoli capacità di ExxonMobil, che impiegheremo di pari passo che le esploriamo e sviluppiamo con i nostri partner e il governo”.
All’iniziare lo sfruttamento di questo grande giacimento di petrolio, il Governo Lula stabilì l’obbligo che Petrobras fosse presente con una partecipazione minima del 30% in tutti i consorzi di sfruttamento del presal, ciò che avrebbe dovuto servire agli interessi della nazione, per dirigere tali risorse verso settori come l’istruzione e le infrastrutture.

Ma, da quando sono state scoperte le riserve del Presal, le compagnie USA hanno iniziato a fare pressioni per dettare le regole dello sfruttamento del petrolio. In un telegramma intercettato da Wikileaks, nel 2010, José Serra, candidato alla presidenza per il Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB), ha commentato alla direttrice delle relazioni governative della compagnia petrolifera USA Chevron che fosse paziente con la legge, assicurandola che essa sarebbe caduta: “Lascia che quei tipi del PT facciano ciò che vogliono. Non si concretizzeranno le licitazioni e lì noi mostreremo a tutti che il vecchio modello funzionava e noi lo cambieremo di nuovo”.

Quando il processo di impeachment contro la presidentessa Dilma Rousseff è scoppiato, il Senato ha approvato una legge promossa dal senatore José Serra (PSDB), e approvata il 24 febbraio 2016 con 40 voti a favore e 26 contro, che esenta Petrobras dall’obbligo legale di avere una partecipazione minima del 30% nello sfruttamento del presal.

“Vogliono consegnare il presal al prezzo di banana alle multinazionali del petrolio”, ha segnalato, allora, un senatore del Partito dei Lavoratori. Per il PT ed i sindacati, non vi è dubbio che il petrolio è una delle ragioni che ci sono state dietro l’impeachment di Dilma.

Una volta che Rousseff fu destituita, e tre mesi dopo aver assunto il ruolo di cancelliere del governo golpista di Michel Temer, José Serra vide la sua richiesta soddisfatta. A novembre 2016, fu approvato alla Camera dei Deputati il progetto di legge per togliere di mezzo petrobras dalle pretese delle compagnie petrolifere USA e di altri paesi.

Promulgando la legge, il presidente de facto Michel Temer ha detto che firmava la legge del presal “con grande soddisfazione”, perché considerava “esagerato” che Petrobras dovesse obbligatoriamente partecipare in qualsiasi impresa.
Il 27 ottobre 2018, il governo Temer ha offerto, sotto il nuovo regime, lo sfruttamento di otto aree delimitate del presal. Di queste, sei sono cadute in mani straniere. Senza l’obbligo che Petrobras partecipi ai consorzi contrattisti, le principali zone sono così rimaste sotto l’assoluto dominio straniero ed il governo non avrà alcun controllo su di esse.

15 società di 10 paesi stranieri hanno partecipato alle gare e il grande interesse di queste società si deve, secondo Nozaki, a che Petrobras ha già assunto tutti i rischi ed il costo iniziale di esplorare e scoprire i pozzi. Le società raccoglieranno solo profitti garantiti. Tra le vincitrici ci sono giganti del mercato mondiale come Shell, Exxon Mobile, Total, Repsol, Qatar Petroleum, British Petroleum e con un ruolo preminente aziende cinesi come Sinopec, Cnooc Petroleum e Cnodc. Petrobras ha partecipato e vinto in tre delle aree per le quali ha offerto.

“Le grandi compagnie petrolifere non hanno più petrolio, sono venute in Brasile proprio per sfruttare il petrolio di presal che noi abbiamo scoperto. Solo hanno accesso al petrolio in alcuni paesi dell’Africa, e dell’Asia centrale, i grandi paesi non gli danno più le loro riserve, perché sanno che il percorso strategico è un altro”, ha detto, alla pubblicazione Brecha, Ildo Sauer, attuale direttore dell’Istituto di Energia ed Ambiente dell’Università di San Paolo (Usp).

Da parte sua, Cibele Vieira, coordinatrice della Federazione Unica dei Petrolieri (Fup, sindacato che rappresenta i lavoratori di quel settore), ha dichiarato alla propria pubblicazione che “Brasile consegna alle altre nazioni il controllo di una riserva energetica da cui dipende profondamente”. Per João Antonio de Moraes, direttore della FUP, un altro aspetto chiave è che “prima si esigeva che gli input (per l’intero processo di produzione petrolifera) fossero acquistati in Brasile, per potenziare l’industria”, e ora “Temer sta anche attaccando quello”. Inoltre, ha osservato, “la privatizzazione e la denazionalizzazione del presal suppone più rischi per l’ambiente, in un’area molto sensibile”.

Il governo di Jair Bolsonaro, nei suoi primi mesi di gestione, ha seguito la festa delle privatizzazioni e la vendita delle immense risorse del Brasile. Giganti come Exxon festeggiano e si fregano le mani. Lula è ancora prigioniera a Curitiba. Marcelo Odebrecht gode del beneficio casa per carcere. Erano gli obiettivi del golpe parlamentare-giudiziario contro Dilma.

Occhio Venezuela.

di Randy Alonso Falcon, direttore di Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

* Un acro è una misura di superficie, utilizzata in agricoltura in diversi paesi. Secondo il paese e il tempo, è equivalente a diverse superfici, in genere tra 0,4 e 0,5 ettari.

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Javier Couso: “In Venezuela le stesse menzogne di Libia e Siria. Avete chiesto scusa?”

Cubadebate (italiano) - Ven, 15/03/2019 - 00:37

Un meraviglioso discorso di Javier Couso, eurodeputato spagnolo. Sbatte in faccia la verità alla vuota e inutile istituzione del Parlamento europeo. Vuota in tutti i sensi. Questo lo spettacolo mentre Javier Couso parla.

In un minuto e mezzo c’è tutto quello che c’è da dire. La verità che gli euro-parlamentari con la coscienza sporca non hanno neanche la dignità di ascoltare.

parlamento

A noi non resta che mostrarvi il video e la trascrizione delle sue parole. Con la preghiera della massima diffusione.

“Mi sembra di vivere un deja vu’ e non lo dico per le tante volte che le questioni del Venezuela sono state trattate in questa plenaria. Lo dico per le tante volte che questo Parlamento con la scusa ‘umanitaria’ ha accompagnato e istigato il cammino degli interventi militari o le agende violente di cambio di Governo. Penso alla Libia  e alla Siria. Vedo le stesse menzogne di ‘Democrazia’ e ‘Diritti Umani’ quando l’unica cosa che interessava era far cadere governi sovrani per prendere possesso di gas e petrolio”.

“Avete chiesto scusa?”.

“Avete per caso speso un minuto a pensare alla distruzione totale dello stato libico? O al sostegno ai gruppi terroristi che hanno devastato la Siria? In Venezuela utilizzano le stesse menzogne. Dopo i fallimenti del golpe, del terrorismo nelle strade, del magnicidio, struttano un blocco criminale come crisi umanitaria, e un sabotaggio al sistema elettrico come crisi di gestione”.

“Le stesse menzogne che da due settimane sui camion con i presunti aiuti umanitari, bruciati dai sostenitori di Guaidò! Menzogne per aiutare i falchi di Washington a distruggere la Carta delle Nazioni Unite”.

“Sono menzogne per nascondere l’ansia di far cadere un Governo che non vi piace.  Non vi importava dei poveri quando governavano i vostri, come non vi importa  degli oltre 500 bambini che muoiono ogni anni a La Guajira o i 120 leader sociali assassinati in Colombia in questi primi tre mesi del 2019″.

“Smettetela di mentire, smettetela di aizzare la guerra criminale”.

“Togliete le vostre mani dal Venezuela!”

da L’AntiDiplomatico

https://youtu.be/RSOX8d8lIDM

 

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L’ONU assiste mercenari in Colombia contro Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mer, 13/03/2019 - 21:43

Freddy-BernalDiverse settimane fa il presidente venezuelano Nicolas Maduro aveva parlato della formazione, nella giungla colombiana, di un’unità di mercenari filo-USA da addestrare per sferrare un attacco sotto falsa bandiera alla Colombia, da attribuire al Venezuela e creare così i presupposti di una guerra in America Latina.

Il 1° marzo 2019 il Protettore dello Stato di Táchira, nonché direttore nazionale delle CLAP (organismo per la distribuzione delle razioni alimentari), Freddy Bernal, ha accusato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di aver preso in carico 435 mercenari stranieri e disertori venezuelani. Bernal ha affermato che i mercenari sono alloggiati negli hotel Bolívar, Caravana e Cavalier de Cúcuta (in Colombia, a nord di Santander) e comandati dal generale-traditore venezuelano Clíver Alcalá Cordones: starebbero preparando l’azione sotto falsa bandiera denunciata dal presidente Maduro.

Ricordiamo che, a novembre 2011, il rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per la Libia, Ian Martin, ex direttore mondiale di Amnesty International, organizzò il trasferimento via nave di 1.500 membri di Al Qaeda libici. Erano comandati da Abdelhakim Belhaj (ex numero 3 di Al Qaeda) e da Mehdi el-Harati. Sbarcati in Turchia, stazionarono dapprima in un campo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (all’epoca diretto dall’attuale segretario generale dell’ONU, António Guterres). I parlamentari turchi che chiesero di visitare il campo, che ospitava solo uomini, non furono autorizzati a entrare. In seguito, i libici furono trasportati in pullman dai servizi segreti turchi (MİT) a Jabal Al-Zouia, in Siria, dove costituirono la prima unità del sedicente Esercito Siriano Libero e realizzarono le prime sequenze video sulla “rivoluzione siriana”, utilizzate dai media occidentali e del Golfo.

La vicenda fu rivelata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU dall’ambasciatore russo Vitali Tchourkine.

L’Alto Commissariato per i Rifugiati è oggi diretto da Filippo Grandi, che nel 2011 era il vice di António Guterres.

da Red Voltaire

traduzione Rachele Marmetti, Giornale di bordo

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La ‘sovranità’ secondo Matteo

Cubadebate (italiano) - Lun, 11/03/2019 - 23:56

salviniIl ministro dell’Interno Matteo Salvini dice no ad accordi con la Cina che possono «creare interferenze con il consolidato posizionamento internazionale dell’Italia» e addirittura configurare una «colonizzazione».

Se la questione non fosse molto seria ci sarebbe davvero da ridere di fronte all’ennesima uscita anti-cinese di Matteo Salvini.

Il leader leghista manifesta la sua preoccupazione circa un’eventuale «colonizzazione» dell’Italia. Il discorso è condivisibile ma c’è un piccolo problema che sembra sfuggire al padano convertito al nazionalismo: l’Italia è già colonizzata. Dagli Stati Uniti non di certo dalla Cina.

La presenza militare statunitense in Italia inizia nel 1951 a seguito della sottoscrizione di un’intesa. Nelle 113 installazioni militari statunitensi presenti sul nostro territorio opererebbero circa 13 mila militari. Cifra che raggiunge le 16 mila unità se a questi aggiungiamo il personale amministrativo.

Qualcuno ha mai ascoltato Salvini denunciare questa che di fatto rappresenta una vera e propria occupazione militare?

Solo silenzio da parte del solitamente loquace leghista anche sugli ordigni nordamericani dispiegati in Italia in funzione anti-russa. Il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. E siamo gli unici con due basi atomiche: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi e quella statunitense di Aviano (Pordenone). Due primati che comportano spese pesanti a carico del governo di Roma: spese che, a 25 anni dalla fine della Guerra fredda e degli incubi nucleari, appaiono ingiustificabili, come denunciava L’Espresso nel 2014.

Ufficialmente l’arsenale nucleare non esiste. Tanto Washington quanto Roma non hanno mai ammesso la presenza di queste armi letali sul territorio italiano, ma 20 ordigni si trovano presso la base bresciana di Ghedi, mentre altri 50 ad Aviano, custoditi nei bunker USA.

Ancora più risibile la preoccupazione per quel che riguarda i dati sensibili e la tecnologia 5G. «Il trattamento di dati sensibili è interesse nazionale. La sicurezza dei dati non può essere un discorso meramente economico», ha aggiunto Salvini.

Anche in questo caso: si può essere preoccupati per la tecnologia utilizzata dalla Cina quando non è mai emerso nemmeno un sospetto che la Cina voglia servirsi della tecnologia o delle infrastrutture 5g per rubare dati sensibili?

Al contrario di quanto invece fatto dagli Stati Uniti. Forse Salvini dovrebbe andare a rileggersi quanto emerso grazie alle coraggiose denunce di un whistleblower come Edward Snowden. Grazie a lui è emersa l’immensa attività di spionaggio effettuata dall’agenzia statunitense NSA. «La più grande, più potente, più tecnologicamente sofisticata agenzia di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto», ebbe a definirla la rivista statunitense New Yorker.

Finanche le comunicazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel furono intercettate.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Der Spiegel all’epoca dello scandalo, gli Stati Uniti possedevano circa 80 centri di spionaggio in Europa, comuni a CIA e NSA, tra cui uno a Roma.

Infatti anche l’ex Presidente del Consiglio italiano SIlvio Berlusconi finì per essere intercettato.

«Che sia gravissimo non c’e’ dubbio» ebbe a dichiarare Matteo Salvini, leader dell’allora Lega Nord. «Che debbano dare spiegazioni anche… Ma già che ci sono gli americani ci dicano pure perchè dal 2011 l’Italia non ha più un governo legittimamente eletto».

Adesso in Italia un governo legittimamente eletto c’è. Matteo Salvini ne è esponente di punta. Evidentemente una volta arrivato nella cosiddetta stanza dei bottoni il padano folgorato sulla via di Roma ha deciso di farsi portatore delle istanze di quei poteri che dalla fine della seconda guerra mondiale di fatto colonizzano l’Italia.

Al contrario del Movimento 5 Stelle che pur tra limiti e contraddizioni mostra con l’apertura alla Cina di puntare agli interessi dell’Italia molto di più dell’autoproclamato sovranista Matteo Salvini. Il quale ha deciso di farsi portabandiera del vecchio servilismo filo-atlantico che ha storicamente caratterizzato buona parte della classe dirigente italiana.

di Fabrizio Verde, da L’AntiDiplomatico

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Cacciando menzogne: Un tweet perverso alla Payà

Cubadebate (italiano) - Ven, 08/03/2019 - 03:02

Paya1La ragazzina prediletta di Luis Almagro, la controrivoluzionaria Rosa Maria Payà, è stata aizzando le reti sociali con un messaggio ben allarmista: “Cuba prepara giovani reclute per partire verso Venezuela”.

Così diceva il suo tweet del pomeriggio del martedì:
“Ci allertano madri disperate:

‘I nostri figli che stanno svolgendo il servizio militare obbligatorio a #Cuba ci hanno chiamato per salutarci e dire che li portano in #Venezuela’ @RaulCastroR e @DiazCanelB sono responsabili per le vite di tutti questi ragazzi #NoMásImpunidad”

Ridicola e perversa la favorita di Almagro! La sua sfacciata manipolazione che è stata assecondata dai latrati vociferanti di ossessi squallidi venezuelani e miamensi, ha un piccolo dettaglio: il presunto modulo di reclutamento dei giovani soldati per andare in Venezuela è uno delle migliaia di fogli di firme che hanno circolato nel paese in solidarietà col Venezuela e che hanno firmato in pochi giorni più di 3 milioni e mezzo di cubani, tra loro, giovani delle FAR e del MININT.

Un altro dettaglio che ci segnala un lettore, i numeri delle carte d’identità che si vedono in questo famoso modulo incominciano con numeri tra i 50 ed i 60, cioè, sono firme di cubani e cubane con 50 o 60 anni, che già da abbastanza tempo hanno finito la loro tappa del Servizio Militare.

Questi avversari non hanno vergogna di nulla. Ma la bugia ha le gambe corte. Questa ragazzina è una buona figlia e seguace di Washington.

Da Cazando mentiras

traduzione di Ida Garberi

Paya

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Berta Cáceres: Honduras è un paese che hanno portato all’orlo del precipizio, devastato totalmente dalle politiche neoliberali

Cubadebate (italiano) - Ven, 01/03/2019 - 05:26
Bertha Zùniga, hija de Berta Caceres

Bertha Zùniga, hija de Berta Caceres

“Stanno cercando di cancellare dalla terra i popoli indigeni e gli afrodiscendenti, affrontiamo un progetto di morte e rispondiamo anteponendo la speranza ed i nostri piani millenari di vita”.
Berta Cáceres, 2015  

Il XIII Seminario Internazionale sui Paradigmi Emancipatori che si è svolto a L’Avana, dal 22 al 25 gennaio 2019 ha riunito i rappresentanti dei movimenti sociali di quasi tutte le latitudini, principalmente dell’America Latina, o come direbbe José Martí, provenienti dalla Nostra America.

La grande persona che mi ha fatto conoscere questi incontri così emozionanti tra fratelli e sorelle di lotta è stata la “Mia Comandanta” dell’Honduras, Berta Cáceres Flores.

Lei, come nell’edizione anteriore, non ha potuto partecipare fisicamente, ma il suo spirito indigeno, la sua forza, il suo messaggio continuano a stare con noi, hanno camminato nel Pabellon Cuba con i partecipanti, consigliando, mettendo in allerta…MAI, Berta, c’abbandonerà.

Con gran emozione ho potuto abbracciare una volta di più sua figlia, Bertha Zúniga Cáceres, conversare sull’eredità della sua “mami”, sui lavori del COPINH (Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras, fondato da Berta Cáceres) e sulla triste situazione del suo paese, Honduras.

“È un orgoglio per me trovarmi con tanti popoli che hanno conosciuto mia madre e la ricordano come un simbolo vivo delle loro lotte, è incredibile che io la percepisca in tutte le popolazioni dove è passata. Ma l’onore più grande è vederla viva a Cuba, un’isola ed una Rivoluzione che lei ha sempre ammirato molto.

Bertita mi parla con emozione della presentazione del libro “Las Revoluciones de Berta. Conversaciones con Claudia Korol” Ediciones America Libre (che è stato presentato nel Seminario) che fortunatamente difende la parte profonda che è stato il lavoro rivoluzionario che ha fatto la “Mia Comandanta”, ed invece i suoi assassini vogliono minimizzare la sua leadership presentandola solo come un’ecologista, e così seppellire i suoi impegni sociali, femministi, di resilienza millenaria, completamente integrale.

“La dimostrazione che Berta non è morta, che Berta, come un seme, si è moltiplicata, è il fatto concreto che nel COPINH sono presenti concretamente le nuove generazioni, perfino nei posti di leadership, dove ci sono studenti universitari che inoltre aiutano molto in tutta la formazione della base e che si riconoscono nei 25 anni di lotta dell’Organizzazione”.

Sul tema più triste, Honduras, Bertha Zúniga mi ricorda che in giugno di questo anno saranno già trascorsi 10 anni dal golpe di Stato contro Manuel Zelaya, 10 anni di totale furto di ogni risorsa del paese in favore delle multinazionali.

“La struttura criminale dello Stato è già uscita allo scoperto, pochi mesi fa, si è saputo che si basa sul narcotraffico, la stessa famiglia del presidente della Repubblica è colpevole, questo presidente che si è posizionato un anno fa dopo una clamorosa frode elettorale, un’altra volta”.

Ricordo a Bertita che Juan Orlando Hernández si è auto-permesso la rielezione, violando sfacciatamente la Magna Carta dell’Honduras: è curioso che questo è stato lo stesso motivo nel 2009 per il rovesciamento di Zelaya, che proponeva un’Assemblea Costituente per sapere se il popolo fosse stato d’accordo con la rielezione!

Bertha Zúniga fa enfasi sul fatto che il popolo honduregno non è contrario alla rielezione, ma per questo procedimento esige un processo democratico previo e già in settembre del 2010 sono state raccolte un 1.342.876 firme che esigevano a voce alta un’Assemblea Costituente, per una profonda ristrutturazione del paese, la rifondazione totale, dalle sue fondamenta.

Nella conferenza stampa sulla consegna delle firme, il 17 settembre 2010, quella che era, in quell’epoca, la coordinatrice generale del COPINH, Bertha Cáceres, volle inviare una copia delle firme alle organizzazioni internazionali affinché conoscessero la volontà del popolo honduregno e per potere togliere la maschera al governo de facto di Pepe Lobo, continuazione del golpe civico-militare del 28 giugno 2009.

Quello stesso giorno, Berta mi ha consegnato un messaggio provocatorio, in una delle interviste che le ho fatto, con parole come sempre molto azzeccate che dopo quasi nove anni, risultano più attuali che mai e necessarie: “Credo che dobbiamo rompere il cerchio mediatico affinché il mondo sappia quello che sta succedendo in Honduras, è parte del lavoro dell’emancipazione emisferica, in tutto il pianeta; inoltre l’obbligo della comunità internazionale è riconoscere la nostra lotta per la rifondazione del paese. Basta già di questa invisibilizzazione orribile, il mondo deve rendersi conto della repressione, della militarizzazione, della violazione dei diritti umani, e dell’intensificazione dell’interventismo e dell’occupazione degli USA e delle multinazionali, dell’approfondimento della morte attraverso il modello neoliberale.
Io credo che tutto ciò deve essere una questione importante per la comunità internazionale, i paesi, i governi che sono come i nostri fratelli, che il mondo sappia che il nostro popolo non si manifesta solo, gridando slogan, ma sta costruendo anche dal basso e credo che sia un dovere rivoluzionario di tutte le persone progressiste e di sinistra quello di dare il loro appoggio ad Honduras”, ha detto Berta Cáceres.

“L’unità è fondamentale per la base, dobbiamo lavorare insieme per lottare ed ottenere l’Assemblea Costituente del popolo, dato che sappiamo che è impossibile che l’oligarchia ceda il potere su un tappeto rosso, e se non sarà democratica e popolare non potremo partecipare, come movimento, perché sarebbe come tradire il popolo e la storia, sarebbe come dimenticare i nostri martiri, e dobbiamo essere ben chiari e trasparenti su questo tema”, ha continuato Caceres.

“Su suggerimento del COPINH, le firme si invieranno all’ONU, all’Alba all’UNASUR, all’OEA, ad organismi internazionali dei diritti umani ed ai governi dei paesi centroamericani, affinché imparino questa lezione che il popolo dell’Honduras sta dando, con le idee ‘morazaniste’, lottando per l’unità di tutta la nostra regione. Credo che sia importante che si sappia, a tutti i livelli, della nostra meta, che è l’Assemblea Costituente, come espressione pura del nostro camminare verso la rifondazione dell’Honduras: adesso, questa necessità legittima della gente, non è legale, ma non importa, perché sappiamo che le leggi in questo paese furono scritte dall’oligarchia. Dobbiamo auto-convocarci, non possiamo continuare ad essere sottomessi e sottomesse, in Honduras, secondo la logica della dominazione del diritto occidentale, capitalista e razzista”, ha concluso Berta.

Per finire la mia chiacchierata con Bertita, le chiedo informazioni sul processo contro gli assassini di sua madre e subito lei evidenzia che non ci sarà giustizia fino a che gli autori intellettuali non saranno condannati.

In novembre del 2018 sono state condannate 7 persone, ma rappresentano solamente i sicari e gli incarichi intermedi pagati da DESA (Sviluppo Energetico S. A.): nessun capo dell’esercito o funzionari importanti dello stato, nessuno appartenente alla famiglia Atala-Zablah (proprietaria di DESA) non sono neanche stati citati dalla Corte!

“Continueremo nella lotta fino ad ottenere giustizia, hanno ammazzato mia madre pensando di distruggere il COPINH, senza sapere che le sue idee non possono morire, sono state seminate, che il popolo Lenca continuerà a preservare il suo territorio fino a scacciare l’ultimo progetto assassino delle multinazionali”.

Quest’anno, il terzo dalla sua semina, Berta ci convoca un’altra volta: il COPINH svilupperà dal 1º fino al 3 marzo 2019 tre giorni di resistenza davanti all’impunità, di appoggio al popolo Lenca e di studio di strategie affinché si faccia giustizia ad Utopia, centro di incontri ed amicizia del COPINH, La Esperanza, Intibucá, Honduras.

Ma chi non potrà partecipare, il giorno 2 marzo potrà manifestarsi davanti all’ambasciata dell’Honduras del suo paese per esigere la cattura degli autori intellettuali, esigere la cancellazione del Progetto Idroelettrico Agua Zarca, mandare i twitter #JusticiaParaBerta #FaltanLosAtala #3AñosSinJusticia.

Personalmente, ogni secondo che passa percepisco come un vento leggero che mi ispira le parole che Berta ha pronunciato quando ha ricevuto il Premio Goldman, nel 2015: “Svegliamoci! Svegliamoci umanità! Non c’è più tempo! Le nostre coscienze saranno scosse dal fatto che stiamo solo contemplando l’autodistruzione basata nella depredazione capitalista, razzista e patriarcale. Il Fiume Gualcarque (fiume sacro del popolo Lenca) ci ha chiamati, come gli altri che sono seriamente minacciati. Dobbiamo accorrere! La Madre Terra militarizzata, circondata, avvelenata, dove si violano sistematicamente i diritti elementari, esige il nostro agire. Costruiamo allora società capaci di coesistere in maniera giusta, degna e per la vita”.

di Ida Garberi

foto: Ida Garberi e COPINH

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Maduro isolato? Russia, Cina e India per il dialogo e contro la guerra

Cubadebate (italiano) - Gio, 28/02/2019 - 02:07

cinaLe cancellerie di Russia, India e Cina hanno manifestato il loro appoggio alla democrazia venezuelana e difeso la non ingerenza nelle questioni interne del paese.

I tre paesi si oppongono ad una soluzione militare contro il Venezuela e sostengono la posizione del governo costituzionale presieduto da Nicolas Maduro per il dialogo.  I ministri degli esteri di Russia, Sergei Lavrov, dell’India, Sushma Swaraj  e della Cina, Wang Yi, si sono riuniti a Wuzhen, nella provincia orientale dello Zhejiang.

Il ministro cinese padrone di casa ha rimarcato come la soluzione dei conflitti basati sul dialogo come garante di pace. Il ministro ha anche sottolineato che questo processo dovrebbe vedere come protagonisti esclusivamente i venezuelani, rifiutando così qualsiasi tentativo di interferenza straniera. “Consideriamo che i problemi del Venezuela debbano essere risolti esclusivamente dai venezuelani mediante il dialogo, l’uso della forza è inammissibile. Ci opponiamo ad una soluzione militare”, ha proseguito il ministro cinese.

I ministri degli esteri dei tre paesi hanno poi criticato il terrorismo, sottolineando come i gruppi armati che propugnano questi titpi di pratiche non dovrebbero essere aiutati o appoggiati nella ricerca di obiettivi politici. “I ministri condannano energicamente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni  (…) Hanno sottolineato che i gruppi terroristici non dovrebbero ricevere sostegno e essere utilizzati per raggiungere obiettivi politici e geopolitici”, hanno sottolineato in un comunicato congiunto.

Russia, India e Cina organizzano questi incontri dal 2005, incontri al vertice in cui i tre paesi sollevano e discutono su questioni di interesse globale per gli aspetti politici, economici, sociali e diplomatici come il caso attuale del Venezuela.

da TeleSur

traduzione de L’AntiDiplomatico

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Note sull’infoguerra contro il Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mer, 27/02/2019 - 04:47

1Il 23F fornisce la prima grande prova che la sinistra nel continente impara a difendersi e affrontare la guerra di nuova generazione. C’è ancora troppa nebbia nelle reti ed è forse presto per fare una valutazione ragionata dei recenti eventi in Venezuela dal punto di vista delle azioni offensive nelle reti, ma è possibile intravedere alcuni assi di una battaglia per la disputa dal significato che, a mio parere, le forze progressiste hanno vinto con ampio margine.

Condivido solo alcune note ed misure preliminari che ci consentono di avanzare alcuni concetti che valutano la disputa tra Stati Uniti e America Latina nel digitale e che venivano espressi intorno al giorno #23F. “In Venezuela c’è una provocazione direttamente dall’impero statunitense (…) non c’è dubbio che Trump intenda organizzare un colpo di Stato nel Paese”, affermava il Presidente Nicolás Maduro il 24 gennaio, e gli eventi non hanno fatto altro che dimostrarlo. Gli alti decibel contro il Venezuela dal discorso del presidente Barack Obama, prima, e Donald Trump, poi, coll’infiammato senatore Marco Rubio, feldmaresciallo di Cúcuta, non è un morbillo che finirà, sia che raggiungano i loro obiettivi o no. È nell’architettura del sistema di sicurezza nazionale statunitense ed include le reti come fronte primo degli obiettivi del governo degli Stati Uniti, le cui operazioni di influenza globale non sono attacchi sparsi contro il nemico del giorno.

Il dipartimento della Difesa attraverso la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha creato i Social Media nelle Comunicazioni Strategiche (SMISC) col duplice obiettivo di “identificare e contrastare le campagne di disinformazione e inganno del nemico nei social network, riducendo la capacità dell’avversario di manipolare l’ambiente dell’informazione”. Il programma fu inaugurato nel 2011 e, presumibilmente, si concluse nel 2015 dopo un’ondata di critiche, sebbene gli specialisti del settore affermino che le sue strutture siano attive come allora. Nel 2010, il dipartimento di Stato creò il Centro per la comunicazione strategica contro il terrorismo (CSCC), che continua a utilizzare apertamente i social network come piattaforma per contrastare la “propaganda nemica”. Nelle parole del suo fondatore, ambasciatore in pensione Richard LeBaron, “il CSCC materializza la specializzazione della diplomazia pubblica nel campo dei social network, in quanto i team SEAL si specializzano in azioni di controterrorismo a livello tattico”. Il CSCC ha tre team multidisciplinari: Intelligence ed Analisi, Piani e operazioni, e Digital Outreach Team (DOT), responsabile della pianificazione, analisi, progettazione e produzione di campagne grafiche e follow-up. La loro capacità d’interagire su Twitter è quasi in tempo reale e raggiunge un alto livello di interazione nelle conversazioni cogli estremisti di tutto il mondo. “I combattenti sono cyberguerrieri professionisti, impiegati del governo statunitense o assunti in Paesi terzi, oltre a guerriglieri dilettanti ed esperti che perseguono obiettivi ben definiti con precisione militare e strumenti specializzati, ogni tipo di combattente ha un diverso modello mentale del conflitto, ma utilizza lo stesso set di strumenti”, afferma Renee DiResta nel suo saggio “The Digital Maginot Line “.
Tali quadri sono attualmente operativi in Venezuela, come in altri scenari. Tali campagne sono spesso percepite come caos organico guidato da azioni online emergenti ed azioni amatoriali, quando in realtà sono aiutate o incoraggiate da entità statali e istituzionali sistematiche che vanno dall’alto verso il basso con reti gerarchiche consolidate. Esattamente ciò che viene percepito quando escludiamo il capo del bombardamento di notizie dalla timeline di Twitter, apparendo l’asse informativo di tutti i canali tradizionali e digitali della squadra Trump-Rubio-Pompeo-Bolton-Abrams che, a differenza di altre guerre e per la prima volta, monta un’operazione golpista per un giorno ampiamente pubblicizzato, il 23 febbraio, e in uno spazio definito geograficamente e pubblicamente: Cúcuta. Il test della leadership politica degli Stati Uniti nella campagna digitale è visibile, seguendo semplicemente la timeline di Marco Rubio su Twitter. Il 23 febbraio, inviava più di 50 messaggi e retweet per incitare azioni violente contro il governo di Nicolás Maduro, incluso l’incitamento all’assassinio, violando apertamente termini e condizioni di questa piattaforma sociale.
Lo strumento di analisi dell’account di Luca Hammer riflette l’agitata attività anti-venezuelana su twitter del senatore, che il 23 febbraio era corso a Cúcuta, sede della provocazione contro il Paese sudamericano. Secondo questo strumento, dal 21 al 23 febbraio, le etichette più twittate di Marco Rubio erano: #Venezuela (149), #Maduro (22), #MaduroRegime (15), #Colombia (11), #Cuba (11), #Caracas (7) e #Israel (7). In quegli oltre 50 tweet del 23 febbraio, il senatore avanzava informazioni su azioni precedentemente progettate per incriminare il Chavismo, come la falsa notizia che i soldati cubani partecipavano a operazioni in territorio venezuelano, senza fornire alcuna prova. Ad esempio, nel seguente tweet, incolpava il governo venezuelano di aver ucciso civili e incendiato tre camion, poco prima che le reti fossero invase da video, testimonianze, foto ed informazioni che dimostrano che l’incendio era avvenuto sul versante colombiano, e che la prima vittima dell’assalto fu la fotografa cilena Nicole Kramm, che mostrava l’assalto perpetrato dai seguaci del presidente designato dagli Stati Uniti, Juan Guaidó, sul confine colombiano.
2La sala della situazione della guerra informativa, trasferita a Cúcuta come si vede in questa foto che coglie un Marco Rubio innervosito, mostrava come i social network non sono forum senza moderazione. Gli Stati Uniti guidavano la campagna e non agivano soltanto fuori della tradizionale regolamentazione dei media, ma anche contro le regole delle piattaforme sociali e persino contro lo standard di base che dovrebbero contenere le azioni di politici e parlamentari nel mondo. L’uso di notizie false quel giorno non fu solo una profonda corruzione dei politici che non esitano a usare menzogne e manipolazioni per raggiungere i loro scopi, ma menzogne e disinformazioni furono pianificate e utilizzate deliberatamente per innescare la guerra con attori interessati, più che fornire informazioni, produrre reazioni politiche, polarizzare e “incendiare” territori virtuali e fisici.
Ci sono molte discussioni a sinistra su ciò che fare prima, se scendere per strada o sulla rete, come se si escludessero. I chavisti hanno capito che se c’è un compito politico fondamentale è capire che la vita online e fuori non sono distinte, sono una continuità, fanno parte di un corpo unico, e si deve sapere come apprezzare questo corpo unico come termometro della vita sociale e misuratore degli impulsi della politica. Il territorio fondamentale nella guerra dell’informazione è la mente umana. Se non sei un combattente, sei il territorio. E una volta che un combattente conquista un numero sufficiente di menti, ha il potere di influenzare la cultura, la società e la politica. Questo principio del nuovo ecosistema dei media sembra cominciare a essere compreso dalle forze rivoluzionarie. Come accade nel territorio fisico, abbiamo visto nell’operazione mediatica contro il Venezuela l’adozione su larga scala dall’opposizione delle tattiche di guerriglia urbana con poche informazioni ed eccessivo carico di emozioni negative nelle persone, usando piattaforma chat, cellulari, social network e servizi per raccogliere fondi attraverso Internet. Il concerto Venezuela Aid Live, organizzato dal miliardario inglese Richard Branson a Cúcuta, è un paradigma di tale strategia. Il suo obiettivo era rimuovere l’opposizione dalle catacombe virtuali e mobilitarle verso il confine colombiano-venezuelano come barricata dell’escalation mediatica e politica, e monetizzare sull’operazione. (A proposito, si sa poco dei 100 milioni di dollari che avrebbero presumibilmente raccolto).
L’offensiva del #23F contro Chavez fallì miseramente perché, oltre ad altre variabili che puntano all’unità civile-militare e alla forza della leadership venezuelana, c’è una presenza molto alta della popolazione nella rete e un’azione militante della cittadinanza, che affronta l’opposizione nelle strade e nelle reti. Il Chavismo conosce e si appropria del discorso di leadership, accompagna le sue proposte ed etichette e disaggrega i concetti per generare i propri contenuti in modo molto attivo. Comprendendo ogni social network e suo stile si traducono i propri messaggi in modo credibile e personalizzato. Le etichette su colpo di Stato ed interventismo negli ultimi tre giorni non sono state in grado di dominare le tendenze twitter nel Paese, anche se hanno contribuito alle abitudini della rete del blue bird: la comparsa di un hashtag in inglese nella tendenza di un Paese castigliano, come Erin Gallagher bruscamente avvertiva. A differenza della guarimba del 2017, dove c’era schizofrenia totale tra ciò che accadeva in Venezuela e narrativa su media e reti al di fuori del Paese, questa volta era possibile spezzare la camera dell’eco della destra internazionale allineata all’operazione bellica. La definizione canonica di camera dell’eco è la situazione in cui informazioni, idee o convinzioni sono amplificate da trasmissione e ripetizione in un sistema chiuso in cui punti di vista diversi o concorrenti sono censurati, proibiti o rappresentati da minoranze. In altre parole, solo le idee della destra che si mobilita alla velocità di un clic e che utilizza i laboratori per agire nel profondo di Internet su emozioni ed interessi di milioni di persone che tendono a ripetersi.

Tale situazione falliva in questi giorni. La destra mobilitava i suoi attori, ma non riuscva a convincere chi era fuori dalla loro bolla. Il territorio mentale sembra non essere più un possesso esclusivo dei grandi conglomerati dei media e dei loro travolgenti echi digitali, subordinati a operazioni militari che ci immergono nella guerra di nuovo tipo. Già nel 1970, McLuhan scrisse, in The Culture is Our Business, “la Terza Guerra Mondiale è una guerriglia d’ informazione senza divisione tra partecipazione militare e civile”. L’assenza di trasparenza tra militari e civili e la permeabilità della frontiera digitale, che finora aveva favorito l’opposizione, ha finito col favorire il Chavismo con un migliore coordinamento degli sforzi di centinaia di media digitali alternativi e utenti delle reti che replicavano in modo schiacciante le denunce dell’operazione mediatica diretta da Cúcuta. Il Chavismo presentava una proposta più razionale e moralmente coerente, che gli ha permesso di strappare segmenti critici delle proprie forze, la maggior parte degli indecisi e persino dei moderati dell’opposizione stufi delle violenze, e che per la prima volta lascia le frontiere nazionali affacciandosi sui laboratori internazionali mobilitati in questa guerra dell’informazione.
Per corroborare questa ipotesi abbiamo effettuato misurazioni di due etichette distanti l’una dall’altra nello spettro politico, utilizzando Socialberaring, contemporaneamente il 24 febbraio 2019, alle 10:00. Questo strumento analizza l’impatto di un hashtag su Twitter in base al periodo di tempo in cui lo strumento determina e calcola copertura, impressioni, totale di RT e preferiti, mostrando gli ultimi 100 pubblicati. I tweet correlati possono essere filtrati per lingua, contenuto e geolocalizzazione. L’etichetta #IntervencionMilitarYa, il 24 febbraio, rivelava che il maggior numero di utenti proveniva dal Brasile e che quelli di Stati Uniti e Colombia sommati raddoppiavano quelli twittati dal Venezuela.

imagen2-bisIl 74% dei messaggi condivisi col tag #IntervencionMilitarYa furono prodotti da cellulari, verificando ancora una volta, la preminenza di questi terminali negli scenari del confronto informativo.

imagen3Allo stesso tempo, analizzavo l’etichetta #ManosFueraDeVenezuela. Come si può vedere, fu replicato in un numero maggiore di Paesi, e in generale i messaggi in diversi Paesi della regione superavano quelli emessi dai Chavisti dal Venezuela. Per diversi anni seguì da vicino campagne dei social media contro il Venezuela, e non avevo osservato nulla di simile:

4

Il Chavismo e le forze progressiste nella regione, coll’accompagnamento di voci negli Stati Uniti, si sono mobilitati nelle reti per rompere l’assedio dei media, lasciando il contorno del comunicato stampa e della comunicazione unidirezionale, per il corpo a corpo nella disputa di significato, accompagnate da alcune figure di spicco (influencer) che guidavano le tendenze rivoluzionarie e utilizzavano le reti, in particolare Twitter, nella pienezza del suo potenziale. Hanno risposto alle domande, interagito col pubblico, replicato organicamente con creatività e umorismo smentendo le operazioni di propaganda dell’opposizione e dei portavoce degli Stati Uniti, e sfidato in tal modo i punti di vista della sala situazione di Cúcuta, cosa che gli fece commettere gravi errori, come quei tweet emotivi di Marco Rubio che chiedevano l’assassinio di Maduro. È evidente che c’è stato un “ascolto attivo” del progressismo, cioè attenzione alle richieste degli altri utenti, mentre si identificano tendenze e interessi del pubblico, facilitando il campo d’interazione orizzontale che ha lanciato informazioni ed argomenti delle forze progressiste al di fuori della zona di comfort che integra la propria militanza. Anche se, come detto all’inizio, sono necessarie altre misurazioni, possiamo avanzare grazie ai dati che il #23F dell’opposizione non è solo una sonora sconfitta politica della destra comandata a Cúcuta da Marco Rubio, ma la prima grande prova che la sinistra sul continente impara a difendersi nelle reti e ad affrontare la guerra di nuova generazione su scala regionale.

di Rosa Miriam Elizalde, da Mision Verdad

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il popolo cubano ratifica la nuova Costituzione col 86,85% dei voti emessi, secondo dati preliminari

Cubadebate (italiano) - Mar, 26/02/2019 - 02:11

reforma-constitucional-alina-balseiro-cuba-1-580x365La nuova Costituzione della Repubblica di Cuba è stata approvata dal popolo col 86,85% dei voti emessi secondo dati preliminari, ha informato oggi Alina Balseiro Gutierrez, presidentessa della Commissione Elettorale Nazionale.  

Nel referendum, 7.848.343 cubani sono accorsi alle urne per decidere, con un SÌ o con un NO, sul nuovo testo costituzionale.

Del totale delle schede depositate alle urne, 7.522.569 sono state valide (95,85%), 127.100 nulle (1,62%) e 198.674 in bianco (2,53%).

Balseiro Gutierrez ha affermato che 6.816.169 elettori hanno votato SÌ (86,85%) e 706.400 optarono per il No (9,0%).

“Per questo che —secondo l’articolo 137 della Magna Carta vigente—è stata ratificata la Costituzione della Repubblica di Cuba, sottomessa a referendum costituzionale lo scorso 24 febbraio 2019, dalla maggioranza dei cittadini con diritto elettorale”, ha confermato la presidentessa della Commissione Elettorale Nazionale.

Perché l’informazione è preliminare?

Sull’anagrafe elettorale, Alina Balseiro Gutierrez ha messo in chiaro che iniziando le votazioni, alle 7:00 a.m. del giorno di ieri, “abbiamo dato informazioni preliminari di 8.669.714 elettori”. Tuttavia, alle 6:00 p.m., “abbiamo contato 634.034 inclusioni.”

Nei prossimi giorni, si procederà a rendere compatibili questi risultati —ha detto—, perché molti degli elettori incorporati durante la giornata erano già stati registrati nelle informazioni preliminari, ma in una zona di residenza differente.

“Cioè, possono essere ripetuti nella lista, per questo che l’informazione ha un carattere preliminare”, ha segnalato Alina Balseiro Gutierrez.

di Dianet Doimeadios Guerrero/Cubadebate

foto: Irene Perez/Cubadebate

Infografía: Edilberto Carmona/Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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Venezuela: la farsa degli aiuti umanitari come pretesto per l’intervento militare

Cubadebate (italiano) - Sab, 23/02/2019 - 04:42

navi-warSecondo qualche malizioso prevenuto a Donald Trump non interessa un tubo del popolo venezolano ma il circo mediatico che si sta allestendo alla frontiera con la Colombia sembrerebbe piuttosto destinato a fornire un viatico a un disastroso intervento militare, secondo il modello già sperimentato in Iraq e Libia. Si tratta ovviamente dei soliti faziosi ed antidemocratici i quali, non contenti di avere condotto allo sbando e alla fame uno Stato un tempo prospero,vorrebbero negare allo zio Sam il suo sacrosanto diritto di invadere le sue colonie od ex-colonie situate nel cortile di casa.

Si tratta ovviamente di una fake-news. Tutti sanno che Guaidò è l’autentico leader del popolo venezolano e non un ragazzotto fascistoide allevato dalla Cia e proclamato da Trump e, sulla sua scia, da alcuni Stati latino-americani ed europei, presidente del Venezuela al posto di Maduro, le cui elezioni, svoltesi nel maggio passato, non vanno bene per il semplice motivo che lo stesso Maduro non offre alcuna garanzia agli Stati Uniti e alla Exxon Mobil di continuare a sfruttare indisturbati le ricchissime risorse venezolane in termini di petrolio, coltan, oro e molto altro. Meglio un pollo di allevamento come Guaidò, e gli Stati Uniti, come ha dichiarato senza mezzi termini Bolton, potranno finalmente rimettere le mani sulle principali riserve di petrolio del mondo e su molte altre ricchezze.

Appare invero strano che le grandi risorse messe in campo dagli Stati Uniti per il “soccorso umanitario” siano pari a una piccola parte di quanto ogni giorno lo Stato venezolano eroga al suo popolo mediante il servizio di distribuzione di alimenti CLAP. Che solo i compensi attribuiti ai musicisti che si sono prestati al concerto organizzato dal britannico Richard Branson in appoggio all’intervento siano pari a 70 milioni di dollari, ovvero più del triplo della somma (20 milioni di dollari) cui ammonterebbero gli aiuti. Che la Croce rossa internazionale abbia smentito che si tratti di aiuti umanitari nel senso proprio del termine, dato il loro carattere strumentale.
Che in queste ore il governo spagnolo, grande sostenitore di Guaidò, abbia sequestrato sul suo territorio 590 chili di medicinali per malattie croniche in provenienza dall’Iran destinati al Venezuela. Le umanitarie potenze occidentali con una mano soffocano e affamano il popolo venezolano, con l’altra elargiscono generosamente qualche briciola di aiuti umanitari per ottenere la copertura a un intervento militare condotto con grande dispiego di mezzi bellici e con il prevedibile risultato di un numero indeterminato di vittime.

La marionetta statunitense Guaidò ha dichiarato che il sangue versato domani in Venezuela costituisce un “investimento per il futuro”. Questo significa che non tanto lui quanto i suoi padroni e manovratori hanno messo in conto che molto sangue sarà sparso.

In queste ore gli Stati Uniti e i loro alleati stanno ammassando truppe e strumenti di morte al confine. Una nuova tappa dei crimini imperiali che si sta purtroppo portando a termine senza che la comunità internazionale e, meno che mai, l’Europa, complice fino in fondo di Trump nonostante qualche tardiva dissociazione della Mogherini, abbia saputo opporre, alla follia delle armi, la forza della pace e del dialogo.

L’unica speranza è che l’eroica resistenza del popolo venezolano fermi l’aggressione criminale e restituisca la parola ai negoziati e al dialogo. Ma purtroppo gli Stati Uniti hanno capito che quest’ultimo terreno, come pure quello della democrazia, elettorale o di altro genere, è loro chiaramente sfavorevole e per questo stanno operando consapevolmente e lucidamente per la guerra. Oggi Stranamore Trump, che lacera la democrazia e lo Stato di diritto sul piano interno statunitense come su quello internazionale, può essere ricondotto alla ragione e sconfitto solo dalla mobilitazione dei popoli, in aperto contrasto con la colpevole complicità dei governi occidentali, con la parziale eccezione di quello italiano.

di Fabio Marcelli

da L’AntiDiplomatico

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Il messaggio sul Venezuela, in video, di Roger Waters per il mondo

Cubadebate (italiano) - Mer, 20/02/2019 - 03:21

Roger1“Tutto questo non ha nulla a che vedere con gli aiuti umanitari. Tutto questo ha che fare solo con Richard Branson. Con gli Stati Uniti che hanno deciso di prendere il controllo del Venezuela a qualunque costo, tutto questo non ha nulla a che fare con i bisogni del popolo venezuelano. Nulla a che vedere con la democrazia. Nulla a che vedere con la libertà. Nulla a che vedere con gli aiuti umanitari”. A parlare è il grande artista Roger Waters in un video sui suoi canali social di commento al concerto “umanitario” organizzato in Colombia per il 22 febbraio con lo scopo mascherato ma chiaro di spianare la strada all’ennesimo crimine barbaro degli Stati Uniti e della sua industria bellica.

“Ho amici che sono a Caracas proprio in questo momento. Non c’è nessuna dittatura, nessun arresto di massa dell’opposizione, nessuna soppressione della stampa anche se la narrativa dominante dice altro”, ha proseguito. E poi un messaggio ai musicisti che parteciperanno, in particolare all’”amico” Gabriel:  “Volete un’altra Libia, un’altra Siria o un altro Iraq? Io no e sicuramente il popolo venezuelano non lo vuole”.

Sono parole straordinarie del più grande artista vivente. Potranno, secondo voi, censurare anche queste i media impegnati a giustificare l’ennesimo crimine barbaro a stelle e strisce?

Buona Visione!!

https://youtu.be/0TmCfjIQglw

testo e foto de L’AntiDiplomatico

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Firmato accordo intergovernativo tra Cuba ed Italia

Cubadebate (italiano) - Mar, 19/02/2019 - 00:03

ItaliaCubaUn accordo di collaborazione intergovernativo tra Cuba ed Italia per la riabilitazione della Facoltà dell’Arte Teatrale dell’Istituto Superiore dell’Arte (ISA) è stato sottoscritto giorni fa nella sede di questo centro docente, a L’Avana.

Il documento è stato firmato da Ricardo Antonio Merlo, sottosegretario degli Affari Esteri del Ministero degli Affari Esteri e della Collaborazione Internazionale della Repubblica Italiana, ed Alpidio Alonso Grau, ministro cubano della Cultura.

Mediante questo accordo si materializzerà il progetto denominato “Que no baje el telon”, che sarà finanziato dai due paesi e permetterà la conservazione del patrimonio culturale delle installazioni della Facoltà dell’Arte Teatrale, dichiarato Monumento Nazionale.

Per la parte italiana parteciperà alla materializzazione del progetto -che comincerà ad eseguirsi questo anno – il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, e per la cubana il Ministero di Cultura, il Centro di Collaborazione Internazionale, l’ISA ed il Consiglio dell’Amministrazione del municipio di Playa.

Il progetto prevede interventi nelle edificazioni della Facoltà, la disponibilità di nuovi locali, potenziare lo sviluppo dell’attività teatrale con la comunità, la realizzazione di eventi nazionali ed internazionali, fortificare le conoscenze del personale tecnico e realizzare differenti pubblicazioni, tra queste l’Atlante del Patrimonio del municipio di Playa.

Hanno partecipato alla cerimonia Andrea Ferrari, ambasciatore italiano a Cuba, ed Antonella Cavallari, direttrice generale e per America Latina e per i Caraibi della Cancelleria di questo paese, e Guillermo Solenzal, viceministro di Cultura di Cuba, tra gli altri dirigenti.

I visitatori hanno percorso le installazioni dell’ISA, che conformano, ha detto Alpidio Alonso, un insieme architettonico molto interessante, che sono state progettate dagli architetti italiani Roberto Gottardi e Vittorio Garatti ed il cubano Ricardo Porro.

Il Coro da Camera della Facoltà dell’Arte dell’ISA ha dato loro il benvenuto con l’interpretazione dell’opera musicale “Son Mercedes”, del compositore cubano Leo Brouwer.

da ACN

traduzione di Ida Garberi

foto dell’ISA

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Patetico e sinistro

Cubadebate (italiano) - Sab, 16/02/2019 - 03:03

eeuu-venezuela2-696x463-580x386È patetico che un certo Guaidó esca dall’oscuro anonimato per autoproclamarsi due volte Presidente del Venezuela. Come farsa e tragedia. La prima, l’11 gennaio, all’apparire così isulsa da doverla ripetere il 23. Patetico è che il copione della sua seconda illegale assunzione l’abbia dettata, il giorno prima, il vicepresidente Mike Pence da Wahington.

Patetico che si protegga, presumibilmente, nella Costituzione chavista, che i suoi alleati politici abrogarono immediatamente dopo il colpo di stato dell’aprile 2002. E che si dimentichi così rapidamente che se fosse un “Presidente di transizione” avrebbe dovuto convocare le elezioni dopo la sua prima auto-proclamazione del 10 gennaio.

Patetico che anche Trump chieda a Maduro elezioni pulite, quando il suo arrivo alla Casa Bianca è ancora oggetto d’indagine e la sua proclamazione l’ha raggiunta con tre milioni di voti popolari meno di Hillary Clinton.
Che anche disconosca le elezioni venezuelane il presidente dell’Honduras, autore di una colossale frode elettorale nel suo paese.

Patetico che la ‘democrazia’ Europa detti termini e condizioni elettorali ad una nazione sovrana.
Patetico che gli USA discutino di un aiuto umanitario per 20 milioni di $, mentre ruba, insieme al Regno Unito, migliaia di milioni confiscati dai conti venezuelani e pratica, da alcuni anni, una guerra economica contro la Rivoluzione Bolivariana il cui costo è stimato in più di 350 miliardi di $.

Patetico che il citato aiuto umanitario sia calcolato in magre razioni per decine di migliaia di persone, quando i mezzi dell’impero parlano di una fenomenale crisi umanitaria che minaccia la vita di milioni di venezuelani.
Patetico che Juan Guaidó armi uno show mediatico per annunciare l’arrivo del primo aiuto, ed El National sveli che tale aiuto fossero alimenti per neonati che erano in Venezuela da dicembre, prima che Guaidó si autoproclamasse e gli USA parlassero di “aiuto umanitario”.

Patetico che lo stesso Almagro, che implorò quasi lamentoso il sostegno del Venezuela per la sua elezione come Segretario Generale dell’OSA, impugni con accanimento il traditore pugnale che l’impero gli fornisce.
Patetico che un criminale di guerra come Elliot Abrams sia l’inviato speciale USA per il Venezuela; come segno degli oscuri tempi come quelli della guerra sporca contro il Nicaragua.

Sinistro che tanto pathos sia la messa in scena di una probabile aggressione armata contro il popolo di Bolivar.

di Randy Alonso Falcon

da Cubadebate

traduzione di Francesco Monterisi

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Cuba denuncia movimenti irregolari delle forze speciali Usa nei Caraibi in preparazione di un’aggressione al Venezuela

Cubadebate (italiano) - Ven, 15/02/2019 - 03:24

MaduroDiazCuba denuncia i movimenti di forze di operazioni speciali degli Stati Uniti dagli aeroporti di Porto Rico, Repubblica Domenicani e altre isole dei Caraibi, senza l’autorizzazione dei rispettivi governi. Continua la preparazione di un’aggressione militare contro Venezuela con il pretesto umanitario. E’ quello che denuncia il governo di Cuba attraverso le parole del ministro degli esteri de L’Avana, Bruno Rodriguez.

“Si decide oggi in Venezuela la sopravvivenza del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Si definisce oggi la legittimità di un governo emanata dalla volontà espressa e sovrana del suo popolo o il riconoscimento delle potenze straniere”, ha proseguito il ministro degli esteri cubano.

da L’AntiDiplomatico

 

 

BrunoBruno1

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Gli USA mandano in Venezuela cibo avvelenato come aiuto umanitario

Cubadebate (italiano) - Gio, 14/02/2019 - 03:19

delcy-vicepresidenta-venezuela-01-580x387Il Governo del Venezuela ha messo in allerta la popolazione che il supposto aiuto umanitario degli Stati Uniti è cibo avvelenato ed inquinato, che potrebbe produrre cancro od altre malattie mortali.

“Questo aiuto umanitario è inquinato ed avvelenato, è cancerogeno, così l’hanno dimostrato distinti studi scientifici di cibo scartato negli Stati Uniti che cerca attraverso sostanze chimiche di avvelenare la nostra popolazione”, ha denunciato ieri, Delcy Rodriguez, la vicepresidentessa esecutiva.

La funzionaria venezuelana ha sottolineato che un’investigazione realizzata dal Centro Nazionale per l’Informazione Biotecnologica (NCBI, sigla in inglese) ha rivelato che i cibi che stanno inviando in Colombia, sono alimenti disidratati perché possiedono diossido di zolfo (componente che può causare mal di stomaco, eruzioni nella pelle ed attacchi di asma).

Rodriguez ha evidenziato che davanti ai risultati dello studio scientifico, il governo venezuelano sta controllando la fornitura di alimenti alla popolazione.

Frattanto, la vicepresidentessa ha reiterato che il supposto aiuto umanitario degli USA cerca di procurare un intervento militare in Venezuela.

“Questa è la verità, quello che c’è dietro questo show assurdo è procurare l’intervento militare in Venezuela, ed inoltre con la menzogna che esista una crisi umanitaria”, ha concluso Rodriguez.

da TeleSur

traduzione di Ida Garberi

Foto: @ViceVenezuela/ Twitter

foto in twitter

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La cooperazione militare Russia-Venezuela

Cubadebate (italiano) - Mer, 13/02/2019 - 03:39

vzla-ordo-russoLe operazioni militari orchestrate dagli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq o Siria agli albori del secolo hanno lasciato non solo alti costi economici e logistici, ma anche politici, in termini di sconfitta mostrata dalla prima potenza mondiale al resto del mondo e l’avanzata dei Paesi arabi verso le potenze eurasiatica.

Al contrario, rovesciare i governi considerati ostacoli alla sicurezza emisferica ha richiesto minori operazioni tecnico-militari da parte del Comando meridionale e sono in grado di incapsulare nel sito obiettivo. Considerati suo cortile, i Paesi del sud a cui gli Stati Uniti riescono ad avere accesso illimitato (dopo il ritorno alla dottrina Monroe come politica estera) diventano piattaforme per installare basi militari che proteggano l’area d’influenza raggiunta. La Colombia è il miglior esempio, ma non smettono di parlare di sé Perù, Paraguay, Panama e presto l’Ecuador.

Se le recenti minacce militari al Venezuela sono osservate sotto il prisma geopolitico, possono essere interpretate come la ricerca di un fronte molto più sicuro di quello con Iran o Corea democratica, nella corsa per dimostrare la forza che a chiara egemonia nordamericana deve dare al mondo multipolare emergente.

Dall’installazione del governo parallelo illegittimo presieduto da Juan Guaidó, gli annunci di un’escalation del conflitto con la partecipazione militare degli Stati Uniti non cessano nelle dichiarazioni del presidente Donald Trump e dei suoi funzionari più vicini, senza che ciò si concretizzi nei fatti. Ma nello stesso tempo succede che gli Stati Uniti si sono spinti a sviluppare un piano che punta a erodere l’unità delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al fine di creare le condizioni ideali per entrare comodamente nel territorio venezuelano.

La campagna, gestita tra perdite di prestigio, ricatto sotto forma di amnistia, inviti pubblici all’insurrezione e penetrazione nelle fazioni per effettuare operazioni di destabilizzazione, cerca un punto di rottura tra le principali componenti militari. È ciò che viene osservato se si riassumono le operazioni segrete per spingere l’ordine del giorno del colpo di Stato, sventato nel 2018, così come i concomitanti inviti pubblici alle FANB ad ignorare il legittimo governo del Presidente Nicolás Maduro, del dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Perché il Paese con la più alta spesa militari del mondo adotta tali previsioni prima di affrontare lo scontro diretto contro una nazione che presumibilmente ha capacità limitate di difendersi?

Importante equipaggiamento militare russo per la prontezza operativa venezuelana

Dall’arrivo di Hugo Chávez al potere, il Venezuela ha stanziato parte della spesa pubblica nell’investimento riuscito nella difesa in alternativa all’industria militare statunitense, dopo che Washington negò nel 2006 l’acquisizione di aerei da combattimento F-16. Da lì furono stabiliti rapporti bilaterali con la Russia per dotarsi di fucili, carri armati, veicoli, aerei da combattimento, navi da guerra, elicotteri da trasporto e sistemi missilistici antiaerei, all”avanguardia tecno-militare sulla tecnologia statunitense. Da questi è stato formato un sistema di difesa aerea a lunga, media e corta gittata, come spiega Rubén Castillo in un articolo per Misión Verdad .

Comprende armi antiaeree ZU-23, missili portatili Iglas-S, sistemi antiaerei Pechora 2M e sistemi missilistici mobili Buk-M2E. Per chiudere questa blocco della difesa, c’è il sistema antiaereo mobile S-300VM. L’arma più sofisticata per abbattere missili ed aerei nella regione dell’America Latina, acquistato dal governo nazionale nel 2013. Basti ricordare che la Colombia, Paese militarmente equipaggiato su consiglio degli Stati Uniti, non ha una difesa antiaerea simile. In relazione alla capacità di attacco, la Russia ha fornito i famosi aerei Sukhoi Su-30S di quarta generazione all’Aeronautica nazionale. Questo aereo da combattimento è considerato il più avanzato nel suo genere, compresi i caccia nordamericani.

La svolta geopolitica che il Venezuela ha portato ne approfondiva la cooperazione militare con la Russia in altri ambiti della produzione di armi, mirando al trasferimento di tecnologie e formazione tecnica del personale venezuelano. Nel 2006 fu firmato un accordo per costruire un centro di manutenzione e riparazione di elicotteri, completato nel 2013.

Inoltre, il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López annunciava che la fabbrica di Kalashnikov, con un accordo avviato lo stesso anno e ripreso nel 2016, sarà inaugurata quest’anno. Nei suoi impianti, oltre alle munizioni, verranno prodotti i modelli 103 e 104 dei fucili d’assalto AK. Di recente, il Presidente Nicolás Maduro aveva detto in un’intervista a Sputnik, che l’equipaggiamento più moderno del mondo arriva in Venezuela , in riferimento alla cooperazione militare permanente col governo di Vladimir Putin. L’elenco di equipaggiamenti, molto più avanzati di quelli delle nazioni del Medio Oriente che affrontano gli Stati Uniti, è solo l’aspetto tecnico delle FANB. Per completare i dati, è necessario riconoscere l’integrazione di 1,6 milioni di civili nella Milizia Mazionale Bolivariana, ad esempio, come componente vitale per la difesa integrale del territorio. Allo stesso modo, l’inserimento dell’armamento russo nella dottrina militare bolivariana per affrontare ogni possibile scenario d’intervento militare è fondamentale al momento di uno scenario teso, nella ricerca della difesa territoriale e della popolazione del Paese.

Chiavi geopolitiche degli accordi militari bilaterali

Le alleanze forgiate da entrambe le nazioni non sono limitate agli accordi commerciali per l’acquisto e vendita di attrezzature per la difesa. I Paesi svolgono attività sui principi del non intervento straniero. Le dinamiche russo-venezuelane costruite sono ben lontane dalla formazione di colonie militari che gli Stati Uniti coordinano nei Paesi subordinati. Il 2018, carico di molteplici operazioni contro lo Stato venezuelano, col tentato omicidio al culmine, ebbe anche un maggiore riavvicinamento con la Federazione Russa al fine di dissuadere Washington dall’approfondire l’assedio del paese.

All’inizio dello scorso dicembre, furono condotte manovre congiunte coi “Cigni bianchi”, i bombardieri supersonici dell’era sovietica, con lo scopo di scambiare esperienze tra le due Aeronautiche. Insieme a questi Tupolev Tu-160, arrivò la delegazione russa, composta da un centinaio di militari. Il Cremlino, l’agente decisivo per sedare la guerra in Siria, contrasta le aggressioni dell’Ucraina nel Mare di Azov per provocare un conflitto navale, mossa sostenuta da Stati Uniti e loro alleati della NATO. La propaganda anti-russa concepì tali azioni congiunte come “spreco di fondi pubblici”, nelle parole del segretario di Stato Mike Pompeo. La verità è che la manovra inviava un messaggio forte che condanna qualsiasi tentativo di cambiare la situazione politica in Venezuela. L’attività fu preceduta dall’incontro del Ministro Vladimir Padrino con l’omologo russo Sergej Shojgi, nel quadro di un viaggio ufficiale del Presidente Nicolás Maduro in Russia. Furono firmati accordi su questioni energetiche, commerciali, di telecomunicazione ed armamento.

Il grado di impegno manifestato ora che apertamente si minaccia l’intervento militare contro il Venezuela, la Russia partecipa come attore diplomatico accusando gli Stati Uniti d’interferenza negli affari interni del Paese alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU a fine gennaio. Le successive denunce del Ministero degli Esteri russo, sulla “determinazione che Washington mostra nel dividere l’esercito venezuelano e rovesciare il governo costituzionale del Venezuela”, ratificano la coesione delle relazioni diplomatiche in un momento in cui le azioni statunitensi sono eccessive e violente. Lo Stato venezuelano, comprendendo che la guerra non si riduce allo scontro armato, sviluppava una conseguente strategia multipolare nella politica estera, comprendendo i densi fattori del blocco euroasiatico che oggi mostrano risultati di fronte l’intensificarsi delle aggressioni straniere.

da Mission Verdad

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Incontro con i golpisti venezuelani: Moavero peggio di Salvini. Alla Farnesina addirittura il fuggiasco Ledezma

Cubadebate (italiano) - Mar, 12/02/2019 - 04:28

Enzo-MoaveroNon solo ha miseramente perso l’occasione di sfruttare la buona posizione assunta fino adesso dall’Italia dopo il colpo di stato in Venezuela del 23 gennaio ordinato dagli Stati Uniti. Non solo, invece, di fare da ponte con l’ottima iniziativa di Messico e Uruguay attraverso il Meccanismo di Montevideo, ha fatto piegare l’Italia al colonialista diktat del gruppo di “contatto” che prevede di riscrivere la Costituzione del paese. Non solo tutto questo. Il ministro degli esteri italiano, Enzo Moavero, è arrivato oggi nell’incredibile impresa di fare peggio di Salvini.

Si perché sull’autoproclamato sovranista nostrano pronto sempre a servire gli stessi interessi del Pd si sapeva. Ma che dopo la porta in faccia ricevuta dal Vaticano, la delegazione dei golpisti venezuelani si veda aprire quella della Farnesina è una macchia indelebile di Moavero. Oltre a Francisco Sucre, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento in ribellione contro gli altri 4 poteri dello stato, che ha chiesto oggi apertamente l’intervento “umanitario” contro il suo paese, era incredibilmente presente al Ministero degli esteri italiano il golpista fuggiasco Antonio Ledezma.

Per chi non fosse a conoscenza della famigerata storia di Ledezma sintetizziamo noi in questi passaggi:

“Nel 1992, da Governatore del Distretto Federale di Caracas, nominato dall’allora presidente Carlos Andres Perez, Ledezma caratterizzò la sua gestione per la repressione brutale delle proteste sociali, in particolare contro studenti e giornalisti.

In seguito è stato accusato per le irregolarità compiute in qualità di sindaco del Municipio Libertador (1996-2000). Anche queste gestione si caratterizzò per una forte repressione condotta contro i venditori ambulanti, e i pensionati che reclamavano un’adeguata pensione di vecchiaia.

Nel 2000 viene sconfitto nella contesa elettorale da Freddy Bernal (candidato della Rivoluzione) per la riconferma alla carica di sindaco. Non riconosce i risultati.

Arriviamo quindi al 2002 quando Ledezma sostiene il colpo di Stato ordito contro il presidente Chavez  e partecipa attivamente alla serrata del settore petrolifero diretta ad affamare il popolo per giungere al rovesciamento del Comandante Chavez.

Ancora golpismo nel 2004, quando lo troviamo a coordinare il cosiddetto ‘Plan Guarimba’. Viene accusato di aver incitato i militanti del suo partito Alianza al Bravo Pueblo ad appiccare le fiamme alla sede del partito Movimento V Republica a Caracas.

Di nuovo sindaco, questa volta dell’area metropolitana di Caracas, appena eletto licenzia 2.252 lavoratori e congela il salario dei pensionati.

Fino a giungere al 2014 quando partecipa attivamente al piano golpista ‘La Salida’, dove persero la vita 43 venezuelani innocenti e si produssero oltre 100 feriti. Viene segnalato tra i promotori del progettato assassinio di Leopoldo Lopez al fine di provocare una forte reazione per rovesciare il governo”.

Costui è Ledezma. Il “vampiro” Ledezma è stato un repressore durante i governi della IV Repubblica, un golpista durante i governi Chavez e Maduro e oggi grazie al ministro “Monti” Moavero è di casa alla Farnesina. Una vergogna incredibile, una macchia indelebile.

da L’AntiDiplomatico

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