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Giustizia per i cinque Libertà per i Cinque Eroi realmente

Libertà per i Cinque

“Libertà per i Cinque” è scritto sui manifesti che campeggiano dovunque nell'Isola, all'entrata delle scuole e degli uffici, negli hotels, nei negozi e nelle case, da quando nel 1998, Antonio Guerrero, Gerardo Hernandez, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino e René Gonzalez furono arrestati negli Stati Uniti.
“Chi sono i cinque?” ho chiesto alla commessa che mi serviva nella ‘tienda’ di souvenir per turisti, che esibiva, anche lei, sulla camicia, la coccardina con la scritta “Libertà per i Cinque.”
“Sono i nostri compatrioti in carcere negli Stati Uniti. È grazie a gente come loro che Cuba resiste da più di quarant'anni.”
“Cosa significa, cosa hanno fatto?”
“Voglio dire che da più di quarant'anni i mafiosi di Miami,…sì quelli di 'Hermanos del Rescate', della 'Fondazione Nazionale Cubano-Americana', quelli usciti da Cuba al tempo del trionfo della Rivoluzione, tentano in tutti i modi di rovesciare il nostro Governo, di distruggere il nostro sistema. Hai mai sentito parlare del terrorismo contro Cuba e il suo popolo? Hai mai sentito parlare dell'aereo della Cubana esploso in volo nel 1976? E lo sai che Posada Carriles, che uccise così 76 persone, oggi cammina indisturbato per le strade di Miami? Hai mai sentito parlare di bombe messe nelle scuole o negli alberghi, qui a Cuba, per seminare il terrore? E di Di Celmo, tuo concittadino, che con una di quelle bombe perse la vita? E dei morti e degli invalidi? E delle epidemie, delle distruzioni di piantagioni e animali? E delle centinaia di attentati per uccidere Fidel? E...”.
“Sì, anche se da noi non se ne parla e la gente non ne sa quasi nulla.”
“Bene, sono loro, i cubani di Miami, che da lì, dagli Stati Uniti, ci aggrediscono. E hanno un sacco di soldi, sono potenti. Se vuoi ti racconto la storia dei Cinque”.
“Antonio, Gerardo, Fernando, Ramon e René erano ragazzi come tanti. Gerardo, l'ho conosciuto, era compagno di corso di mio fratello al liceo: era uno molto responsabile già allora, simpatico e disegnava le vignette umoristiche per il giornale della scuola; di René, so che era nato negli Stati Uniti, dove la famiglia era emigrata in cerca di fortuna ai tempi di Batista, e che poi erano tornati qui dopo il trionfo della Rivoluzione...Insomma, cubani come ce ne sono tanti...
Poi lasciarono Cuba, come molti in quegli anni in cui le cose erano difficili per tutti. Loro, però, dovettero cancellare dalla loro vita la famiglia e rinnegare il loro Paese, perché andavano a Miami, nella tana del mostro, a fingere di essere quello che non erano: traditori della loro patria…Vissero così per anni, insieme a quella brutta gente, a rischio della vita se fossero stati scoperti...ma alla fine ebbero i piani e tutte le prove delle azioni criminose che stavano progettando contro Cuba! Quando le informazioni furono sufficienti e inconfutabili il nostro Governo decise di metterne al corrente l'FBI, perché toccava a loro fermare i delinquenti che agivano lì negli Stati Uniti. Intanto i Cinque continuavano a lavorare e a vivere sotto copertura, e magari speravano che si stesse avvicinando il giorno in cui avrebbero potuto tornare a casa”.
“E invece?”
“Invece furono individuati e arrestati con l'accusa di spionaggio! Capisci l'assurdità? Dovevano arrestare quei criminali, non chi cercava di impedire le loro azioni! E poi che c'entra lo spionaggio? Loro, i Cinque non avevano fatto nulla contro la sicurezza degli Stati Uniti…L'accusa non ha potuto dimostrare proprio nulla. L'unico reato commesso dai Cinque è quello di essere entrati con una identità falsa”.
“Cosa è successo, poi?”
“Diciassette mesi di isolamento assoluto, nel 'buco', senza poter parlare con nessuno, senza incontrare nessuno, neanche la famiglia. Hanno fatto di tutto perché non potessero preparare la difesa… per quel che poteva valere! In quel Paese violano le loro stesse leggi…E poi il processo a Miami: come poteva finire secondo te?...Sono stati condannati a pene incredibili, ergastoli e decine di anni di galera”.
“Come è stato possibile?”
“Il signor Bush deve molto alla comunità di Miami, le deve la sua elezione! Ecco, il signor Bush era in debito ed ha pagato”.
“È stato un processo politico.”
“Sì, esattamente questo. Ad aprile ci sarà il processo di appello in un'altra città, ad Atlanta. Gli avvocati hanno ottenuto almeno questo.”
“Come pensi che andranno le cose?”
“Tutto il Paese sostiene i Cinque, lo vedi anche tu. Ma Cuba è un Paese piccolo che può contare solo sulle sue forze, e dall'altra parte ci sono gli Stati Uniti, il Paese più potente del mondo...
Noi andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, ma abbiamo bisogno di voi, delle persone oneste.
Aiutateci a far conoscere fuori di Cuba questa ingiustizia: solo così potremo farcela.
...Mi prometti che lo farai?”

Roma, 4 dicembre 2003

Maria Fierro
Associazione Amicizia Italia Cuba - Circolo di Roma

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