|
Giustizia per i cinque cubani detenuti negli U.S.A.
Il 12 settembre del 1998 cinque agenti dei servizi segreti cubani, che si erano infiltrati tra i gruppi terroristici che operano contro Cuba, sono stati arrestati in Florida (U.S.A.) con l’accusa di spionaggio. Nel 2001, sempre in Florida, dopo essere stati sottoposti ad un durissimo regime carcerario, tra cui l’isolamento totale per 17 mesi, sono stati condannati a pesanti pene detentive, tra cui l’ergastolo, da una giuria fortemente influenzata dalla comunità mafiosa cubano-americana di Miami, dove molti cittadini chiamati a far parte della giuria popolare, hanno chiesto di essere esentati dal loro dovere civico. Lo stesso quotidiano ultraconservatore “El Nuevo Herald”, nell’edizione del 2 dicembre 2000, citando le parole di uno di questi cittadini, ha scritto: ”Si, ho paura per la mia sicurezza se il verdetto non sarà gradito alla comunità cubana della città”.
Il giudice del Tribunale, la Signora Joan Lenard, in passato legata alla FNCA, si è distinta, durante il dibattimento, per parzialità e tolleranza nei confronti delle rumorose associazioni anticastriste presenti in aula. Basti pensare che ha confermato come membro della giuria il Signor David Bucker, il quale ha espresso pubblicamente, un’ora dopo aver conosciuto la sua designazione, tutta la sua prevenzione nei confronti dei cinque cubani imputati: “Sono contro la dittatura di Fidel Castro e sogno il giorno in cui sarà sconfitto.”
Più volte gli avvocati della difesa hanno chiesto lo spostamento del giudizio in un altro Stato dell’Unione, ma indubbiamente il concetto di legittima suspicione non appartiene all’ordinamento giudiziario statunitense.
Fin qui, però, anche se siamo in presenza di forti violazioni dei diritti degli accusati, potrebbe sembrare una quasi normale vicenda giudiziaria.
Ma così non è.
La condanna per spionaggio non ha senso né in fatto né in diritto, giacché i cinque cubani, durante la loro presenza in Florida, non hanno mai messo in pericolo la sicurezza degli U.S.A., non sono andati alla ricerca di segreti militari o comunque di interesse nazionale, non hanno mai usato la forza.
Hanno solo cercato, con il loro lavoro, di prevenire atti di terrorismo contro Cuba. In tutto il mondo, l’attività di intelligence antiterrorismo lavora in questo modo. Atti di terrorismo (in quarant’anni circa 5000) che hanno causato, nell’isola caraibica, tremila morti (nel 1997, in uno di questi attentati, è morto anche un italiano: Fabio Di Celmo) e miliardi di dollari di danni materiali.
I rapporti sulle attività dei gruppi terroristici che fanno base a Miami, raccolti dai cinque agenti cubani, sono stati trasmessi al Governo cubano il quale, in via ufficiale, li ha poi inviati a quello statunitense.
Perché la condanna per i cinque?
Per quello che riguarda la mafia di Miami, che i “Rabiblancos”, coloro che organizzano il terrorismo contro Cuba, sono appoggiati indirettamente dagli Stati Uniti che concedono loro tutti i fondi necessari, così come provato da un’inchiesta condotta dal giornalista colombiano Hernando Calvo Ospina (vedi “Dissidenti o mercenari” - Edizioni Achab).
Gli avvocati del collegio di difesa dei cinque, dopo aver condotto una tenace battaglia legale, sono ora riusciti ad ottenere che il processo di appello si svolga, il 7 aprile 2004, ad Atlanta, nello Stato della Georgia.
Non nutriamo eccessiva fiducia nel sistema giudiziario statunitense, anche perché, in questo caso, il problema è politico.
Ammettere le attività terroristiche nel suolo statunitense e la copertura di cui godono, sarebbe smascherare l’ipocrisia USA nella lotta contro il terrorismo, che utilizza assassini e bombe a sostegno della sua politica estera contro Cuba. Si deve ricordare che i mandati di cattura internazionali a carico dei terroristi cubano-americani, vengono vigorosamente ignorati dalle autorità USA.
In Italia, diversamente da altri Paesi, la mobilitazione, per il rilascio dei cinque cubani innocenti, è ancora debole.
Per questo ci rivolgiamo agli operatori del diritto, ai democratici, a tutti i cittadini onesti, affinché, anche nel nostro Paese, si alzi forte la richiesta agli Stati Uniti, non solo di rispettare le loro stesse norme di diritto interno, ma di liberare subito i cinque giovani cubani.
Cinque persone che hanno combattuto contro il terrorismo, che volevano preservare il proprio Paese da stragi e devastazioni.
Andrebbero ringraziati, non condannati.
Libertà per Ramon, Fernando, Renè, Antonio, Gerardo!
Franco Costanzi Associazione Amicizia Italia Cuba - Circolo
di Roma
|