R: Camilo ha lasciato il suo esempio. Un esempio vivo che continuerà ad essere tale. Lo definirei come dissero Fidel e il Che: "Camilo è Camilo, Camilo era l’immagine del popolo". Questo vale per la gioventù ma anche per noi. A prescindere dal fatto che lui morì giovane, la sua vita fu molto intensa, una vita che si è forgiata attraverso una dura gioventù, attraverso i suoi viaggi all’estero, negli Stati Uniti e in Messico, fino ad unirsi, fu tra gli ultimi, al futuro gruppo guerrigliero. E fu tra questi uno di quelli che più si distinse, fino a diventare uno dei grandi artefici di questa Rivoluzione. Nonostante non avesse studiato, nella lotta dimostrò di essere un uomo molto intelligente, molto martiano, autodidatta nei suoi studi. Questo è un esempio eccellente per tutti noi.
D: Cambiamo tema. Lei è stato responsabile di varie missioni internazionaliste in Africa. Cosa pensa della lotta guerrigliera del Che in Congo?
R: Il fatto che il Che sia andato a lottare in Congo non è altro che una grande manifestazione del suo grande spirito internazionalista, come lo rappresenta il fatto che è venuto a lottare a Cuba. Nonostante le difficoltà che avrebbe potuto trovare in quel paese africano, non ha esitato nella scelta di tornare a lottare. Anche nel caso del Congo è stato un esempio di sacrificio e di volontà nella lotta. Hanno fatto il massimo sforzo, lui ed il resto dei compagni che lo hanno seguito. Non ho avuto l’opportunità di stare con lui, però conosco abbastanza gli sforzi che sono stati fatti. E’ una pagina brillante in più che ha scritto nella storia della sua vita e che considero molto bella e molto sentita nei confronti di un popolo che ha sofferto molto in quel periodo e che continua a soffrire. Lui decise di combattere a fianco del popolo congolese per farlo uscire dall’orribile situazione in cui si trovava.
D: Può dirci a quali missioni internazionaliste ha partecipato?
R: Ho partecipato a due missioni in Angola. La prima volta sono stato dal 1980 al 1983. Tre anni comandando un reggimento di fanteria vicino alla frontiera con la Namibia. Durante quel periodo partecipammo a tutte le campagne; fu un’esperienza bellissima per l’aiuto che offrimmo al popolo angolano. Successivamente sono stato inviato come secondo capo della missione cubana in Angola, a fianco dell’esercito e del popolo angolano.
D: Lei ha conosciuto qualcuno dei compagni che lottarono con il Che in Bolivia?
R: Ho conosciuto Vilo Acuña, ‘Joaquim’ in Bolivia, Jesus Suarez Gayol, ‘El Rubio’, Eliseo Reyes, ‘Capitan San Luis’, Sanchez Piñares, ‘Marcos’, e molti altri, però quello a cui sono stato più unito nella guerra, fu Vilo Acuña. Lo conobbi dopo la battaglia dell’Uvero nella "Comandancia” del Che. Te ne ho parlato all’inizio di questa intervista. Vilo fu il capo della retroguardia nell’offensiva guidata dal Che; erano presenti anche San Luis e Olo Pantoja. Abbiamo avuto la possibilità di stare uniti come soldati e ufficiali e di combattere uniti in quella lotta.
D: Che ricordi ha di quei compagni?
R: Degli ottimi ricordi. Uomini molto umili, esemplari nella lotta. Molti erano contadini; Eliseo Reyes era molto giovane, oggi avremo avuto la stessa età.
D: Ho letto il libro di Emilio Surí Quesada "El mejor hombre de la guerrilla"( “Il miglior uomo della guerriglia”), in cui si narra la storia di questo giovane capitano; può raccontarmi qualcosa di lui?
R: Ci conoscemmo nella Sierra alla fine del 1957 ed ebbe l’incarico di portare i messaggi del Che, compì molte missioni in pianura. Era di un paesino che si chiama San Luis, nelle vicinanze di Santiago. Un ragazzo valoroso, umile, disciplinato, gran lavoratore; diventammo ottimi amici ed è sempre stato un gran combattente. Dopo il trionfo della Rivoluzione prestò servizio al Ministero dell’Interno fino a quando non fu scelto dal Che per andare in Bolivia. In quell’occasione si comportò come il miglior uomo della guerriglia, come lo definì il Che. Continuerò a ricordarlo con molta stima.
D: Se lei potesse rivolgersi ai giovani italiani, come definirebbe in sintesi Camilo, il Che e Fidel?
R: Direi che l’esempio dei tre va seguito non solo per ciò che rappresentano, ma bisogna imparare a studiarli dall’adolescenza e la gioventù e seguire la traiettoria che hanno indicato con i loro principi rivoluzionari. Con la loro lealtà, fedeltà al popolo, per la loro responsabilità di fronte alla storia, nella lotta che hanno sviluppato non solo per il nostro popolo, ma anche per tanti altri. L’esempio del Che, che ha dato la sua vita, nonostante avesse acquisito una certa posizione a Cuba per andare a lottare in Africa e poi in Bolivia. Si è sovrapposto a tutte le malattie, per questo motivo consideriamo il suo esempio vivo e grande, non solo per la gioventù italiana e per quella cubana, ma essenzialmente per la gioventù mondiale. Sono stato poco tempo fa a Roma e ho avuto l’occasione di vedere l’affetto che avete nei confronti del Che. Questo ci inorgoglisce molto.
D: Perché è così attuale il pensiero del Che a più di 30 anni dalla sua morte?
R: Penso che sia molto attuale perché la causa per cui si è battuto trent’anni fa, e per la quale ha dato la vita, è la stessa per cui ci battiamo oggi. Una battaglia più dura, più raffinata, con altre tecnologie, con più modernità e con i mezzi di propaganda che ai tempi del Che non esistevano. Il nemico è sempre lo stesso, ha cambiato le forme ed è più forte che mai. I metodi di lotta, di denuncia del Che, sono applicabili anche ai giorni nostri.
D: Perché l’imperialismo, secondo la sua opinione, non ha potuto sconfiggere l’esempio che rappresenta Cuba nel mondo di oggi?
R: Non lo hanno potuto sconfiggere e non lo sconfiggeranno mai, perché l’esempio di Cuba non è solo l’esempio della Rivoluzione del 1959. E’ un esempio che va visto attraverso la nostra lotta indipendentista, che segue un filo retto di una lotta patriottica, rivoluzionaria, che non si sottomette a nessun giudizio. Per questo motivo lottiamo e questo comportamento coraggioso di fronte alla potenza più forte del mondo che loro non ci perdonano.
| NOTE
BIOGRAFICHE
Ramon Pardo Guerra: Nato il 31 di agosto 1939 nella provincia di Oriente.
Ha partecipato alla lotta rivoluzionaria contro la tirannia batistiana, incorporato, il 6 agosto di 1957, nella Colonna. n.1 dell'Esercito Ribelle, dove, per i suoi meriti in combattimento, raggiunse i gradi di capitano.
È membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Deputato all'Assemblea Nazionale del Poder Popular.
Ha occupato, tra altri, i seguenti incarichi: Capo dell'Esercito d'Occidente, Sostituto del Ministro delle FAR per l'Armamento e la Tecnica ed Ispettore Principale delle FAR.
Ha partecipato alla missione internazionalista nella Repubblica Popolare dell'Angola. Capo di Stato Maggiore della Difesa Civile, dal 2002. |
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