D: A Cuba,
alcune tipologie di cittadini (tra cui, ad esempio i
lavoratori di zuccherifici dimessi o in via di ristrutturazione),
hanno la possibilità di scegliere tra un nuovo lavoro
e frequentare l’università o corsi professionali, in
questo secondo caso, ricevono comunque un salario. Sa
di altri paesi nel mondo in cui si adotta questo stesso
principio?
R: Ovviamente no. E’ un principio avanzatissimo.
Se vogliamo è un principio che potrebbe tranquillamente
trovarsi nella nostra Costituzione repubblicana che
vogliono smantellare perché è il principio del diritto
al lavoro, connesso con il diritto all’istruzione. In
Italia ci fu negli anni ’70 dopo la grande vittoria
dello Statuto dei lavoratori, un esperimento non così
avanzato ovviamente, ma altrettanto interessante che
era quello delle cosi dette 150 ore. Cioè 150 ore di
lavoro retribuite come lavoro per quegli operai che
andavano all’università o comunque volevano apprendere
nelle istituzioni scolastiche italiane. Naturalmente
è durato poco perché gli imprenditori non accettano
l’idea che i lavoratori siano istruiti, per un motivo
molto semplice che alcuni si dimenticano, che la cultura
è lo strumento più formidabile per avere conoscenza,
per avere consapevolezza dei propri diritti, quindi
andava abolito.
D: In Italia, il PDCI è l’unico
partito che sostiene con coerenza il sistema di governo
cubano, cos’è che vi fa mantenere questa posizione (sicuramente
non troppo comoda nello scenario politico italiano)
di costante rispetto nei confronti della Rivoluzione
Cubana, cos’è che vi porta a non unirvi a tutti gli
altri partiti- nessuno escluso- schierati contro i “sistemi”
di Fidel Castro, “il dittatore che mangia i bambini”?
R: Basterebbe quello che ho detto sino
adesso per giustificare la difesa di Cuba. In realtà
aggiungo un’altra cosa. Noi siamo coerentemente antimperialisti,
parola che non si usa più, neanche tra quelli che si
dichiarano comunisti in altri partiti. E’ il punto chiave.
Cuba non viene attaccata perché c’è una presunta “dittatura”,
perché se fosse questo il motivo, gli Stati Uniti dovrebbero
attaccare mezzo mondo. Cuba viene attaccata
proprio perché è un simbolo per tutti coloro che nel
mondo non si sono arresi. E quindi va difesa,
vorrei dire quasi a prescindere, perché è la garanzia
che si può sconfiggere l’imperialismo. Per altro il
simbolo è particolarmente rilevante proprio perché è
una piccola isola, a 90 miglia marine dagli Stati Uniti
d’America e questi non sono riusciti a eliminarla in
tutti questi anni ed è straordinario tutto quello che
è successo. L’unico esempio analogo che io mi ricordo,
forse i più giovani non lo ricordano, è esattamente
di circa trenta anni fa, quando nel 1975 fu ammainata
a Saigon la bandiera degli Stati Uniti. Ricordo un’immagine
fortissima cioè l’elicottero dell’Ambasciata degli Stati
Uniti sul tetto dell’ambasciata stessa che precipitosamente
scappava. Anche lì alcuni milioni di piccoli grandi
uomini, i vietnamiti, riuscirono a sconfiggere il gigante
americano. Non sono molti gli esempi nella storia mondiale,
quindi teniamoceli stretti e difendiamoli. |